15/02/08

L’ANGOLO DELLA CULTURA (2007)


Quella penna col boccettino d’inchiostro
IL PRATO BOMPARD
DISCAUSÉ LA MELIA

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Quella penna col boccettino d’inchiostro
I rintocchi della campana si susseguivano tristi e quasi erano in contrasto con la domenica di sole smagliante.
Per me, e senz’altro per molti altri, lei era, Reverendo, un punto di riferimento. Era una persona buona, retta, un vero uomo di Dio; dall’apparenza un po’ severa, ma era solo apparenza.
Sette anni di differenza d’età fra noi. Abitava, da giovane, vicino ai miei nonni e quante corse abbiamo fatto assieme, allora. Poi, mio insegnante di religione. Senz’altro lei ricordava di me, di noi, eppure mai ne abbiamo parlato, per timidezza mia, ma anche, probabilmente, per certi principi suoi e mi permetta, anche miei. E, rammento quella penna con la boccetta d’inchiostro. Sia ben chiaro: le stilografiche già le avevano inventate e solamente qualche biro circolava, ma il suo “occorrente per scrivere” senz’altro era più economico. Dei denari che lei guadagnava, ben poco rimanevano nelle sue tasche. Dava a quelli che ne avevano meno di lei. Quella penna, quel pennino, qualche volta facevano capricci, ma nonostante ciò, sempre giungeva in aula, Professore, con la solita coppia. Un paio di anni fa, ero venuto da lei, nella sua Parrocchia, per augurarle buona Pasqua, e allora le avevo raccontato dei nostri giochi giovanili e della penna col boccettino e avevo detto anche che la Chiesa aveva (ed ha) bisogno di uomini come lei. E lei con un tenue sorriso aveva reclinato la testa. Era un bel giorno pieno di sole come oggi, mentre sto assistendo alle sue esequie. Compagno di giochi d’infanzia. Insegnante di scuola e di vita. Mai la dimenticherò.
Un suo amico di gioventù. Un suo allievo.
Tonino

LA STORIA DELL’ARTE NEI LICEI (2007)


A Bardonecchia
una mostra rivela il significato di essere docente
La parete della tavernetta dell’albergo Frejus con i ritratti dei pittori.
Dal 21 luglio al 26 agosto 2007 per la serie “Pittori a Bardonecchia” si è tenuta al Palazzo delle Feste la rassegna «Riccardo Chicco un artista internazionale” a cura di chi scrive. Quando a Bardonecchia Renato Perego, negli anni Cinquanta, decise di invitare i pittori nel suo magnifico Albergo Frèjus organizzando degli stages collettivi e promozionali di una immagine della cittadina montana, Riccardo Chicco (1910-1973) fu tra i primi e brillanti. Vestito in modo originale, con bombetta e sciarpa a quadroni, diede una partecipazione assolutamente vivace ed ironica, documentata, sulle pareti dipinte della Tavernetta, da ben due sue immagini di loisir: mentre suona la fisarmonica e mentre dipinge, a letto beato, una figura femminile ritagliata nello spazio di una finestra aperta sul paesaggio innevato.

Lo stemma lapideo sopra il portale della chiesa (2007)




PAGINE DI STORIA LOCALE
“Lo stemma lapideo sopra il portale della chiesa”
La lettura simbolica della stemma in pietra che orna la facciata di Sant’Ippolito in Bardonecchia, offre la possibilità di ampliare un orizzonte cognitivo al di là della storia e della memoria.
Le tracce di chi ci aveva preceduto nella cultura e nel territorio, riappaiono silenziose e incisive nella forza del loro linguaggio; la voce del popolo celtico, prima della venuta di Cristo.
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Alle spalle della chiesa parrocchiale esiste una casa sul cui tetto è posta una croce in ferro. In quel punto, vuole la tradizione, venne fissato il primo segno dell’evangelizzazione del territorio. La voce di Cristo, proprio là dove avevano avuto voce i Druidi, i sacerdoti della cultura celtica.
Il linguaggio celtico detto runico, come sappiamo, prendeva origine dalla radice “ru” nel significato di comunicazione,  “passaggio”; da cui deriverà poi il vocabolo “Rho” che ben si conosce nella topografia di questo territorio come passo della Rho, etimo che nella lingua francese verrà poi a tradursi nel vocabolo “rue” rute.
Dall’alto delle cime e dei passi, qui appunto dal colle della Rhô, il canto dei sacerdoti Druidi, e le note dei musici Bardi, annunciavano il sorgere del giorno e il tramonto del sole. Ancora oggi nella valle della Rhô esiste un punto chiamato “Le point du jour”, forse si può supporre, un’eco di quel tempo lontano.

Ovidio Lari, Vescovo di Aosta (2007)


LE CATECHESI DI UN PADRE DELLA CHIESA
A BARDONECCHIA... (Ovidio Lari, Vescovo di Aosta)
Un unico difetto: la mancanza di voce che lo rendeva il più delle volte afono, lui già con una vocina così flebile nel porgere, che spesso si faceva fatica a percepire integralmente, qualche parola sfuggiva per forza… ma era in fondo una nota caratteristica che richiedeva uno sforzo di ulteriore silenzio, per non perdere neppure una virgola, perché l’attenzione sapeva concentrarla al massimo impegno, bastava che aprisse bocca. Non che fosse un grande predicatore, non gli era necessario e non aveva nessuno di quegli artifici atti a creare la dinamica dell’ascolto.

Universiadi Torino 2007


Centinaia di stendardi come questo hanno dato a Bardonecchia il senso della grande festa per le Universiadi. (foto Paola Bazzani)
Le Universiadi Invernali, che si svolgono ogni due anni, sono giunte alla 23ª edizione. “Torino 2007”, in programma dal 17 al 27 gennaio 2007 si è rivelato un evento straordinario con tanti nuovi primati: record di discipline (11), di atleti (2500), di nazioni (50), di tecnici, giornalisti e addetti ai lavori (1.500), di volontari (1.500). Dopo le Olimpiadi è la manifestazione clou del panorama italiano. Le sedi di gara: Torino, Pinerolo, Torre Pellice, Cesana,  Bardonecchia e Pragelato hanno vestito il look delle Universiadi con centinaia di stendardi giallo sulfureo, quasi fosforescente. Le Universiadi sono state l’occasione per riutilizzare gli impianti olimpici. Dal 1959 ad oggi sono state disputate 23 edizioni delle Universiadi estive e invernali, ma solo dal 1981 le due manifestazioni hanno trovato la loro collocazione definitiva nello stesso anno. Nel 2005 era stata la cittadina austriaca di Innsbruck ad accogliere gli atleti di tutto il mondo, mentre nel 2009 sarà Belgrado.

Quella Messa si può fare (2007)


Attesa da molti con ansia, da non pochi con angoscia, da tutti con curiosità è finalmente stata pubblicata – «frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera » – la Lettera Apostolica che amplia le facoltà di celebrare la liturgia romana secondo il rito anteriore alla riforma del 1970.

Il contesto storico e dottrinale
È stata spesso presentata come un atto improvviso, dall’aria un po’ arbitraria, frutto di una decisione tutta personale del Papa Benedetto XVI, motivata – nella migliore delle ipotesi – dalla volontà di favorire il rientro nella pienezza della comunione cattolica della Fraternità San Pio X, fondata dall’Arcivescovo francese Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991). Le cose non sono andate così. Il Motu proprio “Summorum Pontificum” ha una lunga storia antecedente che – per tanti versi – trascende l’«affaire » Lefebvre.
Quando fu fatta la riforma liturgica non si pensò di dover abrogare la liturgia precedente. Si era infatti convinti che la cosa sarebbe andata da sé: la nuova liturgia avrebbe insensibilmente ed inesorabilmente sostituito l’antica, come era successo spesso nella lunga storia della Chiesa. Gli eventi presero invece decisamente un’altra direzione. Non si era tenuto conto del fatto che la riforma era avvenuta – o, perlomeno, era stata percepita – come qualcosa di “fatto a tavolino” da un gruppo di esperti e non come il frutto maturo di una impercettibile evoluzione storica. Inoltre si era sottovalutato che si trattava della più imponente riforma liturgica di tutta quanta la storia del cristianesimo. Verso la metà del XVII secolo, il Patriarca di Mosca Nikita Minicˇ Nikon (1605-1681) attuò una riforma del rito bizantino slavo celebrato dalla Chiesa russa. La riforma consistette sostanzialmente nel conformare i libri liturgici russi ai libri liturgici greci utilizzati allora a Costantinopoli. In concreto la portata dei cambiamenti era veramente minima: il più significativo è il segno di croce e le benedizioni con tre dita anziché con due. Il risultato fu uno scisma di terribili proporzioni (frantumatosi ben presto in diverse branche) che conta ancora ai nostri giorni milioni di aderenti.

ATTUALITÀ (2007)


Celebrazione estiva alla cappella di N. S. del Monserrat (2 luglio 2007)
Santa Margherita alle Grange della Rhô
San Rocco alle Manne
N. D. du Charmaix (Modane)
Lavori per l’ampliamento di Maria Ausiliatrice
La casa “San Francesco” di Bardonecchia
Don Mosé, amico di Bardonecchia, diventa Vescovo
Teresa Sisto ha detto sì al Signore
Il dottor Bava ora è ufficiale
L’«addio alle armi» del colonnello Claudio Piccinini

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Celebrazione estiva
alla cappella di N. S. del Monserrat (2 luglio 2007)
Il ciclo di celebrazioni alle cappelle site nelle borgate di montagna della conca di Bardonecchia si apre tradizionalmente il 2 luglio, festa della Visitazione del Monserrat. La giornata, tuttavia, quest’anno, è umida e piovosa e non sembra favorire l’ascesa alla cappella lungo il sentiero che, da Via La Rhô, si inerpica fino a raggiungere le Grange Rhô e l’omonimo Colle, sentiero caratterizzato dalla presenza delle 14 tappe della Via Crucis. Date le avverse condizioni meteorologiche, dopo un rapido giro di consultazioni tra il gruppo di partecipanti ed il Parroco, si decide di salire in auto fino alle Grange. Da lì partiamo dunque in processione e affrontiamo, sotto una fitta pioggia, il tratto di strada che separa la borgata dalla Cappella, dedicata a N. S. del Monserrat e sita a 1.748 m. s.l.m. Relativamente alla sua fondazione i documenti storici non permettono di datarne l’anno, ma essa è menzionata in scritti risalenti al 1600, allorquando era citata con il nome di S. Maria della Visitazione. La consacrazione alla Vergine del Monserrat avvenne nel 1700 per volontà di un marinaio bardonecchiese, scampato ad un naufragio lungo le coste della Spagna. Egli volle ringraziare la Vergine Maria per la grazia ricevuta dedicando la cappella al culto della Madonna Nera venerata sulle montagne della Catalogna, della quale egli portò con sé una statua.
La statua che oggi ammiriamo non è purtroppo l’originale, protagonista della settecentesca vicenda ricordata, in quanto essa fu rubata circa venticinque anni fa, insieme ad alcuni dipinti. In occasione di un pellegrinaggio, compiuto qualche anno fa dalla comunità bardonecchiese al santuario spagnolo del Monserrat, si è deciso di riparare al danno subito portando una nuova statua. Nel corso dell’Ottocento, su iniziativa di don Agnès, Parroco di Bardonecchia, venne costruito il vestibolo con lo scopo di accogliere, come un rifugio, i viandanti
che, numerosi, attraversavano il Colle della Rhô. Il pensiero corre ai bardonecchiesi che, devoti alla Vergine del Monserrat, sono nati e vissuti in questi luoghi, li hanno tanto amati e che ora sono tornati alla Casa del Padre...