Quella penna col boccettino d’inchiostro
IL PRATO BOMPARD
DISCAUSÉ LA MELIA
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Quella
penna col boccettino d’inchiostro
I rintocchi della campana si susseguivano tristi e quasi erano in
contrasto con la domenica di sole smagliante.
Per me, e senz’altro per molti altri, lei era, Reverendo, un punto
di riferimento. Era una persona buona, retta, un vero uomo di Dio;
dall’apparenza un po’ severa, ma era solo apparenza.
Sette anni di differenza d’età fra noi. Abitava, da giovane,
vicino ai miei nonni e quante corse abbiamo fatto assieme, allora. Poi, mio
insegnante di religione. Senz’altro lei ricordava di me, di noi, eppure mai ne
abbiamo parlato, per timidezza mia, ma anche, probabilmente, per certi principi
suoi e mi permetta, anche miei. E, rammento quella penna con la boccetta
d’inchiostro. Sia ben chiaro: le stilografiche già le avevano inventate e
solamente qualche biro circolava, ma il suo “occorrente per scrivere”
senz’altro era più economico. Dei denari che lei guadagnava, ben poco rimanevano
nelle sue tasche. Dava a quelli che ne avevano meno di lei. Quella penna, quel
pennino, qualche volta facevano capricci, ma nonostante ciò, sempre giungeva in
aula, Professore, con la solita coppia. Un paio di anni fa, ero venuto da lei,
nella sua Parrocchia, per augurarle buona Pasqua, e allora le avevo raccontato dei
nostri giochi giovanili e della penna col boccettino e avevo detto anche che la
Chiesa aveva (ed ha) bisogno di uomini come lei. E lei con un tenue sorriso
aveva reclinato la testa. Era un bel giorno pieno di sole come oggi, mentre sto
assistendo alle sue esequie. Compagno di giochi d’infanzia. Insegnante di
scuola e di vita. Mai la dimenticherò.
Un suo amico di gioventù. Un suo allievo.
Tonino