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27/06/23

BOLLETTINO PARROCCHIALE 2022 - Lettera del Parroco

 
è disponibile in Parrocchia


Tutti i bollettini sono disponibili in formato PDF nella pagina 

La Parrocchia di Sant'Ippolito: Bollettini Parrocchiali (bardonecchiasantippolito.blogspot.com)


Carissimi,
Mi trovo a scrivere questa lettera al termine di una Messa domenicale alla quale finalmente, dopo parecchio tempo, sono stati presenti quattro chierichetti, non più bambini, bensì ragazzi di età compresa tra la terza media e i primi anni del Liceo. Questi ragazzi che già conoscevo perché, anche se raramente, venivano e vengono a trascorrere qualche momento di vacanza. Ogni volta al termine della Messa passano a salutarmi in Sacrestia e a scambiare qualche parola. Questa volta con mio piacevole stupore si sono proposti per servire la Messa, trovandomi naturalmente d’accordo. Hanno indossato la veste paonazza con la cotta bianca. Facevano un figurone! È stato durante la Messa che mi hanno riempito l’animo di gioia. Li osservavo: tenevano le mani perfettamente giunte e quand’erano seduti stavano ben ritti sulla schiena, con le mani poste sulle ginocchia. Il campanello all’elevazione lo hanno suonato con i tre colpi, come stabilito. Gli inchini fatti con nobile cenno del capo e soprattutto, dopo avere ricevuto la Comunione, li ho visti inginocchiati sul pavimento accanto ai loro sgabelli, assorti, con gli occhi chiusi e le mani giunte a fare il ringraziamento. Giunti in Sacrestia al termine della celebrazione non ho potuto fare a meno di complimentarmi e di domandare loro chi avesse insegnato a servire la Messa così bene, con tale dignità e compostezza. Quasi in coro mi hanno risposto: “la mamma”! Mi è venuto spontaneo dare loro un abbraccio dicendo: “Come vorrei avere a Bardonecchia qualche chierichetto come voi”! Sì, perché da qualche tempo non si vedono più bambini e ragazzi a servire la Messa, pur invitandoli ripetutamente ad ogni occasione. Qualcuno accetta e si presenta due o tre volte. Sembrano entusiasti, poi non si vedono più. E pensare che indietro di qualche anno la Sacrestia si riempiva di ragazzi. Avevano la veste tarcisiana personale con il nome ricamato sul risvolto del colletto e bisognava fare i turni perché non litigassero per manovrare il turibolo e l’incensiere, per portare all’altare le ampolline, la tovaglia alla Comunione, le candele ... gli stalli del Coro erano occupati da tutti loro, anche se capitava talvolta, giunti in Sacrestia dopo la Messa, di rimproverare benevolmente qualcuno perché non si era comportato correttamente. Da qualche tempo non ci sono più.  Tornano in mente le parole dei miei quattro chierichetti “di passaggio”: chi vi ha insegnato a servire così bene? “La mamma”. Riflettendo sulla loro risposta mi sono convinto che il parroco può invitare, incoraggiare, stimolare ... ma se alle spalle di ogni bambino o ragazzo non vi è la cura religiosa che nasce in casa e respirata in famiglia, tutte le mie raccomandazioni sono destinate a fallire e a cadere nel vuoto.  Poco dopo quella Messa, in Sacrestia sono giunti la mamma e il papà di quei ragazzi e mi sono rallegrato ripetendo anche a loro: “Come vorrei avere a Bardonecchia qualche chierichetto come i vostri fi gli!”. Quando ho confidato che eccetto qualcuno, per i più era difficilissimo vederli alla Messa ... tanto meno a fare i chierichetti ... quel papà si è lasciato sfuggire a mezza voce ... “la scristianizzazione”, che ho fatto finta di 2 non sentire, di non cogliere. Però quelle parole mi hanno scosso molto ... la scristianizzazione. No, mi sono detto, non voglio neppure pensarci. Mollezza religiosa sì, ma scristianizzazione no.  Voglio continuare ad avere nella mia mente e nei miei ricordi la Sacrestia gremita di chierichetti a contendersi turibolo e candelieri ... nell’attesa fiduciosa che quei tempi tornino quanto prima. Non voglio cancellare questa mia fiducia.  Talvolta succede che alcuni chierichetti di un tempo più o meno lontano, divenuti uomini, parecchi anche padri di famiglia, magari trasferiti in altre località diverse da Bardonecchia, tornino in paese per qualche motivo e passando in chiesa entrino volentieri nella “loro” Sacrestia: la osservano sorridenti, volgono lo sguardo ovunque, trovandola uguale a com’era quando la frequentavano. In quell’armadio c’erano le nostre vestine, dicono ... ancora adesso, rispondo; … in quella cassapanca si poneva la cera ... anche adesso continua ad essere così, ribatto ... poi, ponendo lo sguardo sul turibolo appeso al suo trespolo ... ma quello è il turibolo che usavo anch’io ... sì, è sempre quello, annuisco sorridendo. I ricordi della fanciullezza sono legati a quei momenti belli che rimangono indelebili e luminosi nella coscienza per tutta la vita. Ricordi semplici: profumo d’incenso ... rosario ogni sera del mese di maggio ... i giochi sulla piazza all’uscita dalle Funzioni ... le partite in oratorio. I ragazzi di oggi non potranno più avere questi “dolci” ricordi, presi come sono da altre occupazioni che li tengono lontani dalla chiesa. Non sanno purtroppo ciò che stanno perdendo. Alla loro guida occorrono “una mamma e un papà” che, come “quella mamma e quel papà” dei quattro chierichetti, comunichino loro la bellezza della fede e dell’incontro sacramentale con Gesù. Genitori che li incoraggino, li invoglino, li seguano costantemente nella loro formazione di fede. Genitori che siano coscienti che la cura dell’anima pone ai loro figli le fondamenta solide per la vita adulta. Lasciatemi sognare che la Sacr
estia torni al più presto ad affollarsi di bravi chierichetti.  Quando pensavo a cosa avrei scritto in questa lettera di apertura del Bollettino in un primo tempo mi ero proposto di parlare degli avvenimenti dell’anno: della nomina il 19 febbraio e dell’ingresso in Diocesi l’8 maggio del Vescovo Mons. Roberto Repole. Avrei voluto parlare dell’invasione da parte dell’Armata Russa dell’Ucraina il 24 febbraio e della conseguente crisi economica e della pace che tutti auspichiamo. Avrei voluto ragionare sulle parole di Gesù “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27). Avrei voluto soffermarmi a lodare e ringraziare i vari autori delle ricerche storiche che con i loro articoli alzano di livello la qualità di questo Bollettino ... poi, nella stesura della lettera il pensiero si è fermato ai quattro chierichetti e con loro ai tanti chierichetti di Bardonecchia degli anni scorsi ed anche di tempi più lontani, nella fiducia che ... dopo l’inverno tornino la primavera e l’estate. 

Con viva cordialità  
don Franco Tonda, parroco

30/06/22

BARDONECCIA e le sue FRAZIONI 2021

E' in distribuzione nelle chiese

Tutti i Bollettini pubblicati (1944-2020) sono nella Pagina

Bollettini Parrocchiali

 

Carissimi, questo Bollettino Parrocchiale “Bardonecchia e le sue Frazioni”, come si può intuire dalla foto di copertina, porta, un ampio inserto dedicato al 150° anniversario dell’apertura del Tunnel Ferroviario del Frejus.

19/05/21

BARDONECCHIA e le sue FRAZIONI

 Il Bollettino Parrocchiale 2020

E' in distribuzione

Il Bollettino 2020 sarà pubblicato integralmente (formato PDF) nel NOVEMBRE 2021
nella Pagina Bollettini Parrocchiali


Carissimi,
ricorderemo a lungo l’anno 2020 per averci trasformato la vita. Forse, come non mai in passato, possiamo applicare l’antico detto che recita: “Anno bisesto, anno funesto”.
La pandemia denominata Covid-19 ha stravolto l’intero pianeta. Non sto qui a ripetere ciò che tutti conosciamo perfettamente e che ha avuto il suo inizio a febbraio inoltrato, quando ci fu la prima fase di lockdown, durato fi n oltre la metà di maggio. Dopo un alleggerimento delle restrizioni nel corso del periodo estivo, con il primo autunno, sono ripresi i contagi che proseguono tuttora.
Il nostro Comune di Bardonecchia si è dimostrato molto attento a fare applicare le norme emanate dal Ministero della salute, per evitare il più possibile l’espansione della pandemia. Si è rivelata indispensabile la collaborazione della Croce Rossa, della Caritas e del Gis, chiamati a sostenere i cittadini nelle loro esigenze. Anche le Forze dell’Ordine hanno vigilato affi nché tutti fossero rispettosi delle regole, soprattutto nella prima parte della pandemia, quando era concesso uscire di casa solo per estreme e motivate esigenze.
La stessa vita parrocchiale si é stravolta. Gli incontri di catechismo hanno dovutoessere bruscamente sospesi. Le celebrazioni della Prima Comunione e della Cresima rinviati. Per circa tre mesi le Messe celebrate senza la presenza dei fedeli. Le sepolture tenute direttamente al Cimitero con i soli parenti stretti. Processioni annullate. Battesimi e Matrimoni rinviati a data da stabilire. Si pensi che in tutto l’anno sono annotati sul Registro appena tre Battesimi e due Matrimoni, celebrati a fi ne agosto nel corso di una parentesi meno pericolosa.
In quei primi mesi, quando le Messe con i fedeli non erano permesse, avevo voluto fare sentire la presenza della famiglia parrocchiale impostando ogni domenica, sul blog della Parrocchia, una lettera per rincuorare all’ottimismo e alla fi ducia in Dio.
Questa pandemia ci ha fatto sentire fragili e, in qualche modo, toccare con mano la fi nitezza della condizione umana. Pensavamo che le epidemie di peste, di vaiolo, di tifo, di colera... fossero legate al passato, da menzionare come eventi storici e nulla più. Gli effetti micidiali delle antiche pestilenze avevano dato luogo a celebri descrizioni letterarie, come quella di Tucidide sulla peste di Atene del 430-429 a.C., quella del Boccaccio sulla peste del 1348, quella del Manzoni del 1630. Ai nostri giorni, dunque, è bastato un virus invisibile e terribilmente contagioso per sconvolgere la vita del mondo intero.
Anche Bardonecchia ha avuto i suoi ammalati. Alcuni hanno avuto bisogno di solide cure ospedaliere, altri, invece, sono stati curati direttamente a casa. Molti di loro, ringraziando Dio, sono gradualmente guariti, portando, tuttavia, a lungo nell’organismo, un costante senso di stanchezza, e nell’animo, come una ferita cagionata dalla paura per quanto sperimentato. Purtroppo alcune persone, già di una certa età, più fragili e con altre patologie pregresse, non ce l’hanno fatta e sono decedute.
Molti hanno trovato sostegno intensifi cando la preghiera personale e seguendo ogni giorno, alle sette del mattino, la Messa celebrata dal Papa, trasmessa in televisione, con la sua parola di speranza e di incoraggiamento.

Altri, invece, si sono trovati impauriti, smarriti, con l’animo trasformato, più chiusi, assaliti da sconforto e depressione.
Come conseguenza del lockdown è venuto a mancare per tanti il lavoro, causando seri problemi economici. Parecchie persone si sono ritrovate prive di stipendio. Non ho mai visto in passato, da parte delle volontarie Caritas, predisporre così tante borse alimentari, destinate a famiglie in difficoltà economica (indirizzate anche dal Comune), come in questo periodo. È tempo di solidarietà e di aiuto concreto. A questo riguardo sono numerosi coloro che manifestano grande generosità offrendo generi alimentari, attraverso i punti di raccolta predisposti in vari negozi, oppure portandoli direttamente in Parrocchia. Inoltre il Comune, con fondi ministeriali, interviene elargendo, a chi ne ha diritto, i “buoni alimentari”.
* * *
Si è sviluppato anche un senso di timore in parecchie persone circa la frequentazione della Messa festiva, per paura di venire eventualmente contagiati, pur essendo le chiese tra i luoghi più sicuri, con i posti distanziati, l’obbligo delle mascherine, igienizzazione dei banchi al termine di ogni celebrazione da parte di un nugolo di volontari/rie che, a turno, eseguono questo prezioso servizio. Le chiese sono, poi, luoghi spaziosi e arieggiati. È tuttavia subentrato un blocco psicologico che tiene rinchiusi in casa. La Messa viene abitualmente seguita in televisione, che, da un lato, è sicuramente un buon servizio offerto, ma, dall’altro lato, allontana i fedeli dalla vita parrocchiale e comunitaria.
Vi è il rischio, se questa scelta non verrà corretta a breve, di fare nascere una fede individualista senza contatti con la parrocchia e senza la ricezione dei Sacramenti.
Davanti al televisore non è possibile ricevere l’Eucarestia, nutrimento indispensabile per la vita cristiana. È come rimanere fuori dal ristorante anziché entrare e sedersi a tavola. Tornare a vivere la Messa in Chiesa è segno di un ritorno alla vita normale.
Mentre scrivo queste righe, un po’ ovunque, si è iniziato a inoculare il vaccino anticovid e, come da più parti sentiamo ripetere stiamo ormai intravedendo la luce.
Tutto questo caos sarà presto superato. Dobbiamo essere prudenti e osservare le regole di comportamento, mantenendo, però, la serenità dello spirito. “Siate ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove”
(1 Pt 1,6-7).
Non dobbiamo perdere la pace. Ricordate le parole di Gesù: “Vi lascio la pace... vi do la mia pace”. Si tratta della pace degli animi, posseduta da coloro che sanno di essere in buone mani. Il Signore non ci abbandona. “Non temere, io sarò sempre con voi” (Mt 28,20).

Un caro e cordiale saluto a tutti
don Franco Tonda, parroco

Lettera Pastorale
«Non temete Io sono con voi»
dell’Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia


La Lettera Pastorale dell’Arcivescovo Mons. Nosiglia. programmatrice dell’anno pastorale 2020-21, è stata fatta pervenire a tutte le Parrocchie delle Diocesi di Susa e di Torino e messa a disposizione dei fedeli, che l’hanno potuta ritirare in Chiesa alle Messe domenicali. Qui desideriamo farne un semplice accenno, essendo molto corposa e difficile da riassumere, consigliando coloro che non l’avessero ancora letta di farne richiesta in Parrocchia, per poterla conoscere nella sua interezza.

Prendendo spunto dal brano evangelico di Matteo 28,20, in cui Gesù afferma: “Non Temete, io sono con voi”, invita ad accogliere la fede anche quando, come in questo tempo di coronavirus, può essere messa alla prova e di “credere senza riserve all’impossibile di Dio”. La preghiera é l’elemento decisivo per rinsaldare la fede. La nostra fede si radica, si consolida e cresce a partire dalla preghiera eucaristica, il Mistero per eccellenza della fede. Per alimentarla bisogna poi attingere a fonti diverse: la Parola di Dio accolta, meditata e proclamata; l’insegnamento della Chiesa; la preghiera delle Ore; il Rosario…

Nella seconda parte, la Lettera, al primo capitolo tratta della famiglia “piccola chiesa domestica” che deve svolgere il suo compito in collaborazione con la Parrocchia e la scuola.

L’Arcivescovo volge poi lo sguardo sui “giovani, le sentinelle del mattino”. Si ravvisa la necessità di partire da un più mirato impegno pastorale legato al sacramento della Cresima. I ragazzi di questa età esigerebbero di catechisti giovani e capaci di intessere un rapporto meno scolastico e più ami- cale e coinvolgente sul piano delle attese proprie dell’adolescenza… Questo è il vero, incomparabile educatore che indica la via da seguire con la forza dello Spirito per personalizzare i rapporti con i ragazzi, gli adolescenti e i giovani e ristabilire con ognuno un rapporto ricco di umanità e di amicizie vere e profonde.

Il terzo capitolo porta il titolo “I poveri, i nostri padroni”, in cui afferma che Gesù concretizza le Beatitudini nel farsi prossimo ad ogni uomo, assumendone necessità, malattie…, coniugando giusti- zia e carità. In una società giusta ci sarà sempre bisogno della carità. Nel più bisognoso incontriamo Cristo e in Cristo incontriamo Dio. Il capitolo è arricchito da una sorta di appendice in cui l’Arcivescovo sviluppa vari argomenti e afferma: “Desidero mettere il mio cuore a fianco di chi ha fatto fatica a ‘stare a casa’, perché una casa non ce l’ha…, a fianco di quello delle persone straniere…, a fianco di quello dei carcerati…, a fianco di quello delle tante famiglie provate dalle fatiche economiche…, a fianco di quello dei fratelli più emarginati”.

La Lettera Pastorale chiude con il capitolo “Il lavoro e la dignità di ogni persona”, in cui approfondisce il concetto che il lavoro fa parte della vocazione fondamentale della vita, che ogni persona riceve gratuitamente e gratuitamente dovrebbe restituire. La professione e l’impegno lavorativo, nei diversi ambiti propri del lavoro, rappresenta una frontiera difficile, ma decisiva, perché la Chiesa possa portare l’annuncio di Cristo e la testimonianza del Vangelo dentro il vissuto concreto delle persone e incidere positivamente per orientare in senso cristiano i cambiamenti culturali e sociali in atto nel mondo. Il lavoro manca… e rappresenta una di quelle croci che attanagliano l’esistenza di tante famiglie e singoli imprenditori e lavoratori. Il lavoro é diventato per molti un incubo, perché precario o addirittura assente… entrando sotto il peso della disoccupazione o di una estenuante ricerca, creando frustrazione e senso di impotenza. Apriamo il cuore alla preghiera perché il Signore e l’intercessione di Maria possano sostenere quanti si impegnano a rendere meno dura la vita e il futuro di tanti lavoratori in difficoltà… e si possa promuovere una rete di sostegno e solidarietà verso di loro.

Conclude la Lettera con un auspicio: “… che il Signore ci doni occhi per vedere e orecchie per udire in profondità le opere che egli compie anche oggi nel mondo per la salvezza di tutti”.

Nella “stanzetta“ alla stazione FF. SS. l’Arcivescovo è accolto dai due mediatori culturali Mussa e Romeo, dalla Presidente Caritas Teresa Garcin, dall’Assessore Piera Marchello e tutti i volontari nel corso della visita fatta alla nostra Parrocchia sabato 22 febbraio (foto E. Barra).













21/10/20

Le Frazioni - Bollettino 2019

 

Carissimi,

eccoci, ancora una volta, a questo annuale appuntamento con il bollettino. Devo sempre grande riconoscenza a don Franco che ci ospita nelle pagine della sua annuale pubblicazione che è una preziosa e attesa sintesi di un anno di vita religiosa e civile in Bardonecchia e quindi anche delle nostre piccole frazioni. Da soli, lo avevo già sottolineato altre volte, non potremmo sostenere una nostra pubblicazione, proprio per il numero limitato delle copie.

L’evento principale nella vita della nostra chiesa locale è stato il cambio del vescovo. Mons. Alfonso Badini Gonfalonieri, al compimento dei 75 an- ni ha rassegnato le dimissioni, come prescritto dalla legge, dimisssioni accolte dalla S. Sede e il Papa ha designato S.E. Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, Amministratore Apostolico della Diocesi di Susa. Questo significa che la Diocesi rimane, per ora, nella sua integrità con un unico vescovo insieme a Torino. Abbiamo già avuto modo di incontrare il nuovo vescovo, che in questi primi mesi non si è risparmiato con visite alle parrocchie della diocesi e a varie istituzioni. Lo abbiamo così conosciuto pastore sollecito e paterno, attento alle realtà locali, affabile nel contatto con le persone. Noi avremo l’onore e la gioia di incontrarlo a Melezet il Sabato 18 luglio, avendo di buon grado accettato di partecipare alla nostra festa dello Scapulaire.

Il nostro nuovo pastore: 
S. Ecc. Mons. Cesare Nosiglia.

A Mons. Alfonso Badini Confalonieri va la nostra riconoscenza per i quasi 20 anni di episcopato che lo hanno visto partecipare a tante nostre iniziati- ve, come il bollettino ha puntalmente registrato. Ha scelto di abitare a Bardonecchia nella villa di famiglia e lo abbiamo già avuto il giorno della festa patronale di Melezet e ancora avremo modo di averlo tra noi in altre occasioni, data la sua disponibilità.

Il bollettino riporta in sintesi gli eventi che hanno ritmato questo ultimo anno, e non starò a ripetermi, la nostra vita trascorre con serenità nelle sue varie dimensioni e nel succedersi delle stagio- ni. Non abbiamo certo risolto tutti problemi materiali e spirituali, alcuni come il salvataggio della Cappella del monte Tabor sono ancora in gestazione, ma vorrei rassicurare tutti che anche questo grave problema è seguito e speriamo di giungere presto a una soluzione positiva.

Per quanto riguarda la mia persona, gli anni vanno avanti... ma riconfermo la mia volontà di andare avanti, pur con qualche limitazione, fino a quando il Signore vorrà e voi mi accetterete, con tutti i mei difetti, non negandomi l’aiuto necessario nel mio ministero. Con questa speranza vi saluto con l’affetto di sempre. Pregate per me!

don Paolo

NOTIZIE DAL MUSEO

 Museo di Arte Religiosa Alpina

NuOVA VItA ALLE OPERE E VECChIA VItA DI PAESE

L’esposizione fotografica inaugurata al Museo il 20 luglio di quest’anno in occasione della Festa dello Scapulaire è nata con l’intento di far conoscere storie di vite passate, riscoprire il valore della tradizione e della memoria dei nostri luoghi.

44 stampe di vita quotidiana, scattate tra la fine del ’800 e i primi anni del ’900, selezionate tra altre centinaia, sono state presentate all’interno del Museo di Arte Religiosa Alpina e per le vie del paese.

L’esposizione vuol essere un racconto che presenta testimonianze preziose di vita passata del Melezet, immaginato e realizzato con l’intento di creare un percorso di approfondimento di una parte della storia del nostro paese, ormai nota solo a pochi: foto di uomini, donne e bambini, che non abbiamo conosciuto e di cui forse, non abbiamo mai sentito parlare.

Si tratta di un materiale fotografico, storico, di grande valore, che racconta uno stile di vita molto diverso dal nostro e ormai perso nel tempo.

Uno spaccato di vita comunitaria, di religiosità e di ambienti che sottolineano l’unione che questa gente aveva con la propria terra.

Le stampe spaziano dalla foto di gruppo per il matrimonio, a quella per la comunione, alla festa per il carnevale, al militare in divisa prima di partire per il servizio di leva, alla festa per i 40 anni dei coscritti e molto altro. Volutamente non si è dato un tema preciso all’esposizione: si è preferito raccontare situazioni diverse, con la speranza di poter ripetere il tutto in un futuro prossimo, proponendo un argomento particolare.

Il racconto fotografico diffuso è stato visitabile in paese e in Museo fino ai primi mesi del 2020, dopo di che le stampe sono state esposte in veste di mostra permanente presso la sede dell’Assomont, alla vecchia scuola del Melezet.

L’esposizione si è realizzata grazie all’intervento dell’Amministrazione Comunale che, da sempre attenta al valore della storia, della tradizione e della memoria dei nostri luoghi, ha deciso di contribuire attivamente ed economicamente alla sua realizzazione.

Il tutto è stato reso possibile grazie all’idea e all’operato dei Volontari del Museo, alla Direzione del Museo Diocesano di Susa e grazie alla preziosa collaborazione delle tante famiglie che hanno messo a disposizione i propri archivi.

Wanda Nuvolone


AMIAMO LA NOSTRA CHIESA


 Che bella!” È la frase, che più si sente pronunciare da quanti vengono a visitare la nostra chiesa di Melezet.

E sì è proprio bella! La nostra parrocchia fu costituita come ta- le nel 1487 e la chiesa fu costruita tra il 1694 e il 1698 al posto di una precedente chiesa distrutta da un incendio.

Entrando il nostro occhio è attratto dalla figura di Gesù Crocifisso, quasi innalzato tra Cielo e Terra, e che invita a considerare se c’è un dolore grande come il suo.

Ed ecco l’Altare con sovrastante la figura dell’Eterno Padre circondato dagli angioletti.

Ammiriamo ora il quadro dell’altare che rappresenta quasi una conversazione tra S. Antonio e la Vergine Maria.

S. Antonio allarga le mani e si rivolge con fiducia a Maria che tiene fra le sue braccia Gesù e stende la mano verso lui ad esaudire la sua richiesta di aiuto e protezione; completa il quadro un possente Angelo vestito di bianco con lo sguardo rivolto verso il cielo e punta il dito verso la chiesa di Melezet che si intravede al fondo. Sopra la cornice si libra in volo la colomba simbolo dello Spirito Santo.


Veniamo ora agli altari laterali un tempo utilizzati dalle Confraternite. L’altare di destra reca un dipinto di S. Antonio Abate; quel- lo di sinistra è dedicato alla Madonna del Santo Rosario con S. Domenico, Bernardino e altri Santi.

Sulla parete di sinistra un quadro raffigura S. Anna madre di Maria.

Nel lasciare la chiesa non dimentichiamo di rivolgere il nostro saluto a Gesù sempre presente nel Tabernacolo!

Vittorio Massignan 


04/07/20

DOMENICA 5 luglio - XIV del Tempo Ordinario

carissimi tutti,

da qualche giorno siamo entrati nel mese di luglio, che apre uno dei periodi più attesi e belli dell'anno. La natura è nella sua esplosione di colori e il sole riflette i suoi raggi sulle rocce delle nostre imponenti montagne, facendole brillare d'argento. Uno spettacolo stupendo che entra nel profondo dei nostri animi colmandoli di serenità.

La natura è il libro aperto che ci parla del Creatore. Per avvicinarci al mistero di Dio è altresì utile vivere la Messa domenicale, come momento della settimana da riservare a sé stessi, per ricevere del bene. Dall'ascolto del Vangelo, ogni volta, ricaviamo un pensiero che pare scritto appositamente per noi, utile per aprirci la mente e ridarci entusiasmo nel cammino della vita.

Nel brano di Vangelo di oggi (Mt.11,25-30), tra l'altro, Gesù ricorda che il mistero di Dio è "…nascosto ai sapienti", ed è rivolto "… ai piccoli". Parole velate da mistero. In questo contesto "sapiente" è da intendere come "colui che crede di sapere", e non sa o non vuole mettere in discussione i suoi teoremi preconcetti. Non si rende disponibile all’ascolto di chi, con ragione, potrebbe spiegargli ciò che non riesce a capire. Questo, per dire che al "mistero di Dio" ci si può avvicinare anche attraverso l'ascolto umile di chi, a questo obiettivo, ci è giunto oppure avvicinato, e, di conseguenza, può dare ragione della sua fede.

Bisogna pensare che tutti quei "perché" che paiono di ostacolo alla fede, prima di noi, li hanno considerati altri, trovando magari delle risposte convincenti.

La loro testimonianza potrebbe essere utile. Indubbiamente "dare ragione della propria fede" non può limitarsi ad affermare "Credo, perché me lo sento …".

La fede non si basa sul sentimentalismo. I sentimenti vanno e vengono. La fede si costruisce con il retto uso della ragione, con l'umiltà, con i dati che vengono dalla storia, con la conoscenza approfondita della Sacra Scrittura, con la preghiera …

L'avventura cristiana inizia con lo storico annuncio del giorno di Pasqua, che ha diviso la storia in due ere.

Perché è così importante arrivare alla fede? Perché, afferma il Vangelo odierno, "Io vi ristorerò", cioè in Gesù Cristo si trova il segreto per la solida costru­zione della vita: E, scusatemi se è poco!

*     *    *

Ricordo che giovedì 9 luglio, in Chiesa parrocchiale, è programmata una mattinata di Adorazione Eucaristica, don la presenza di 'un Sacerdote in Confessionale. 

Sabato 11 la festa di San Benedetto alle Grange Moutte: La salita è da compiersi pri­vatamente, tenendo conto che la Messa al campo avrà inizio alle ore 10. I Bollet­tini parrocchiali "Bardonecchia e le sue frazioni" sono a disposizione in Chiesa sui tavolini della buona stampa. Fin d'ora si può annunciare che per presenziare alla messa patronale di S.Ippolito giovedì 13 agosto p.v. sarà necessario prenotarsi. Le modalità saranno comunicate a suo tempo. Oltre ai posti in Chiesa (limitati a motivo delle norme circa il distanziamento interpersonale), per offrire a tutti la possibilità di essere presenti, il Comune farà predisporre circa 200 posti a sedere sull'antistante piazza. É previsto un maxi-schermo dal quale poter seguire la Celebrazione, e imponenti gazebo per trovare riparo dal sole (o dalla pioggia:::),

A presiedere la Messa sarà S.E.Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino e Amministratore Apostolico della diocesi di Susa:

Un Cordiale saluto e augurio di buone vacanze.

don Franco Tonda, parroco

Bardonecchia, 5 luglio 2020

XIV domenica del Tempo Ordinario


27/06/20

BARDONECCHIA e le sue FRAZIONI

il Bollettino Parrocchiale 2019 

si può ritirare in chiesa

Carissimi,

ho riletto con una certa commozione il lungo articolo, impreziosito dalle tante foto, che era stato pubblicato sul Bollettino Parrocchiale dell'anno 2000, inerente l'Ordina­zione Episcopale di Mons. Alfonso Badini Confalonieri, avvenuta a Roma, nella Pa­triarcale Basilica di San Pietro, il 31 gennaio di quell'anno, e la cronaca del suo ingres­so in Diocesi l'H febbraio successivo. (Bollettino anno 2000 da pag. 56 a pag. 71).

Mons.Alfonso Badini Confalonieri
In quel contesto, nella notte di Natale del 1999, aveva regalato alla nostra Parrocchia una delle sue prime Mes­se celebrate come "Vescovo eletto", non ancora Ordina­to, poi, più avanti, la domenica successiva il suo ingres­so in Diocesi, era tornato, questa volta, come Vescovo diocesano.

Pur essendo il Pastore di tutti l'abbiamo sempre senti­to particolarmente "nostro", perché legato a Bardonec­chia, assieme alla sua famiglia di origine, per le vacanze e, soprattutto, perché ricevette l'Ordinazione Sacerdota­le in S. Ippolito, e qui, come anche a Maria Ausiliatrice, in tante occasioni, aveva celebrato la Messa, nei periodi in cui dal Vaticano, dove svolgeva il suo servizio presso la Santa Sede, tornava per brevi periodi a Bardonecchia.

Sabato 12 ottobre 2019 alle ore 12, nel corso dell'an­nuale Assemblea Diocesana a Susa, lui stesso ha dato l'annuncio che il Santo Padre aveva accolto le sue dimis­sioni per i raggiunti limiti di età, come disposto dal Dirit­to Canonico, nominando, in pari tempo, a succedergli come Amministratore Aposto­lico l'Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia.

Da quel momento è divenuto Vescovo Emerito di Susa e ha scelto di trasferire la sua residenza da Susa a Bardonecchia. Abbiamo quindi l'onore d'averlo con noi e di incontrarlo spesso alle Messe che celebra, dividendosi tra la Parrocchia e l'Ausiliatrice.

Il Papa non ha più nominato un Vescovo residenziale ma ha affidato la piccola Dio­cesi di Susa all'Arcivescovo di Torino. Non si tratta di un accorpamento, ma di due Diocesi distinte, guidate dallo stesso Vescovo. In Piemonte questa disposizione era già stata adottata per le Diocesi di Cuneo e di Fossano.

Mons.Nosiglia riceve
il Pastorale da mons.
Badini Confalonieri

Al nuovo Vescovo Mons. Nosiglia diamo il benvenuto e lo accogliamo come "Vesco­vo, Amico e Padre", come lui stesso ama spesso firmare le sue lettere.

Fin da subito si è fatto ben volere da tutti. Prima ancora della Messa per l'inizio del suo Ministero di domenica 27 ottobre, era stato a pranzare con gli ospiti di "Tavola Amica" di Susa seguiti dalla Caritas, a fare visita ai degenti ricoverati in Ospedale e ha voluto incontrarsi con i giovani radunati a Villa San Pietro.

Era presente anche una nutrita delegazione della no­stra Parrocchia, assieme al Parroco, in Cattedrale a Susa, alla solenne Concelebrazione per l'inizio ufficia­le del suo ministero. Accanto a Mons. Nosiglia, come concelebranti principali, erano Mons. Badini, che gli ha simbolicamente consegnato il Pastorale, segno della sua nuova giurisdizione; ed anche Mons. Guido Fiandino Vescovo-Parroco della Crocetta di Torino.

L'Arcivescovo nell'omelia si è soprattutto rivolto ai sacerdoti, alle famiglie, ai ragazzi e ai giovani. Ha invi­tato all'accoglienza dei poveri e, al termine, con parole affettuose, ha ringraziato Mons. Alfonso Badini; "...per l'intenso lavoro pastorale che ha svolto in questi dician­nove anni di ministero episcopale a Susa", precisando "...sono lieto che sia rimasto ad abitare in Diocesi, in modo da poter contare sul suo sostegno, di cui ho mol­to bisogno".

Questo, del cambio del Vescovo, è certamente l'av­venimento principale da evidenziare all'inizio del no­stro Bollettino, ed è l'occasione per riscoprire nella persona del Vescovo il successore degli Apostoli. Egli è il Pastore della Diocesi che ha nei suoi sacerdoti i prin­cipali collaboratori.

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Credo sia bello sottolineare come tra i Vescovi di Susa ci sia anche un Beato. È Mons. Giuseppe Edoardo Rosaz (1830-1901) che Giovanni Paolo II beatificò nel corso di una solenne Celebrazione, tenuta il 14 luglio 1991 sulla Piazza antistante la Cattedrale gremita di fedeli.

Mons. Rosaz fu Vescovo grande e santo, eroe della carità. Fu Rettore del Convitto Civico, Cappellano delle carceri, Rettore del Seminario. Da Vescovo fondò il Ritiro, la Congregazione delle Suore Terziarie di San Francesco, il Ricovero per i vecchi e diede impulso ad una notevole quantità di case filiali con identico programma. Spese tutto il suo patrimonio, in opere di carità.

Fu lui nel 1901 a portare a Bardonecchia il primo nucleo di Suore per assistere i malati nelle case e aprire un laboratorio per le ragazze. Solo più tardi nel 1908 fecero nascere l'Asilo che ancora oggi prosegue il suo compito educativo, anche se rinnovato nella sua conduzione.

Egli disse a quelle poche suore prima di congedarsi da loro, in dialetto piemonte­se; "... fatevi solo voler bene!". Parole di tanto buon senso che vengono da un santo.

Penso sia questo il consiglio che dobbiamo raccogliere, sempre attuale, che non solo ogni uomo di chiesa, ma ogni cristiano debba avere come obiettivo "... farsi voler bene", in quanto è il programma stesso che viene dal Vangelo: "... così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre che è nei Cieli" (Mt 5,16).

Cordialmente

Il Parroco don Franco Tonda