30/03/06

Le cure palliative domiciliari e la F.A.R.O. (2005)


Quante volte siamo stati penosamente colpiti dalla notizia che un conoscente, un amico o una persona cara si era ammalata o era prematuramente scomparsa a causa di un “male incurabile”! Mi pare che si sia usata e che si continui a usare una terminologia assolutamente impropria. Purtroppo ci sono – sia pure in lenta, progressiva riduzione – molte “malattie inguaribili” e di fronte a questa definizione la nostra mente corre in primis ai tumori.
La diagnosi di tumore – anche se in molti casi non rappresenta più una condanna inappellabile – è pur sempre fonte di paura e angoscia per il lungo percorso di ricoveri, interventi e terapie che si prospetta. Oggigiorno i progressi della medicina permettono di guarire molte forme tumorali, ma in altri casi, dopo uno stressante iter di miglioramenti e ricadute arriva il momento in cui si è impotenti davanti al male. È giunto il momento delle cure palliative.

Dal Convento francescano (2005)

Il Convento francescano, su area donata dalla benefattrice Tota Bono, venne edificato dopo la colonia Medail e dalla stessa impresa costruttrice; l’inaugurazione avvenne il 2 agosto 1938 con il Padre Guardiano Ruggero Cipolla. All’inaugurazione la cappella occupava parte del piano terra dell’attuale corpo centrale del Convento. Nel 1953, con il lavoro di Padre Davide Formiglia e Padre Salvatore, venne realizzata la cappella invernale di ponente e la composizione a fontana con la scultura di San Francesco sul fronte strada.
Disegno della nuova chiesa di S. Francesco,
fortemente voluta dal compianto Padre Marcello
geom. Giorgio Scanavino


Nel 1975 un nuovo corpo di chiesa venne edificato occupando in parte il terreno di levante. L’architetto Giorgio Groppi, in collaborazione con Padre Marcello e con il geom. Giorgio Scanavino, progettò e diresse i lavori della nuova chiesa, in stile moderno e con ampie vetrate. Padre Marcello riuscì ad ottenere dall’amico scultore della Val Gardena una stupenda statua lignea del Cristo. Luigi Longhi, falegname di Bardonecchia, costruì la croce con antichi travi e provvide al montaggio dell’opera. Fra Silvio Bottes del Trentino, frate francescano, eseguì la stupenda scultura bronzea apparente sul frontone di nord della nuova chiesa.
Nel 2001, con progetto e direzione dei lavori dell’architetto Giorgio Groppi, l’opera dell’impresa Antonio Tassone, i serramenti del falegname Dino Guerra di Oulx, venne eseguita la costruzione e l’adattamento del portale di nord e del portico circostante. Opera che ha ingentilito l’intero edificio dotandolo anche delle necessarie e dovute aperture idonee allo sfollamento. Il portale, costruito interamente in legno di larice, è stato dotato anche di doppia apertura e di bussola adatta ad evitare il raffreddamento della chiesa.

Giro del mondo in barca a vela

Il nostro giro del mondo in barca a vela
La barca a vela con la quale Renato, Maria Pia
e Matilde Francou  hanno fatto il giro del mondo.
 La piccola Matilde con il papà Renato Francou
passano il Canale di Corinto. 
(foto M. P. Francou)
L’idea era nata quasi vent’anni fa, il giorno del nostro matrimonio, quando a un giornalista che ci aveva intervistato per la particolarità del nostro viaggio di nozze iniziato partendo, vestiti da cerimonia, su una barca a vela ancorata nel mare di fronte al ristorante della festa nuziale, avevamo risposto: «Ci piacerebbe fare il giro del mondo in barca a vela». La nostra passione per la natura in tutte le sue forme e la ricerca inconscia di un’esistenza semplice, il più possibile priva di consumismo e soprattutto all’aria aperta, avevano contribuito a far crescere in noi il grande desiderio di “mollare gli ormeggi” per conoscere, sperimentare e vivere altre realtà. Questo il grande motore emozionale del nostro progetto, la molla interiore che – unita a convinzioni razionali, capacità, conoscenze tecniche e studi fatti a tavolino – ha permesso la realizzazione della grande partenza.

Due amici della montagna (2005)


LAURA BIZZARRI, maestra di sci


Una giovane Laura Bizzarri, l’11 giugno 1964, sulla vetta della Tour Ronde nel Massiccio del Monte Bianco in Val d’Aosta (m. 3.768)















SERGIO BOMPARD, guida alpina


Sergio Bompard, il 22 agosto 1997, in cordata a Les Bans (m. 3.670) del Massif des Ecrins.


Due amici della montagna hanno raggiunto la Vetta più alta
LAURA BIZZARRI, maestra di sci
Il cuore di Laura Bizzarri, alpinista e maestra di sci ha cessato di battere tra le pareti dell’antica villa di famiglia, dopo una vita dedicata alle montagne e alla cultura.
Nata a Torino nel 1924, si trasferì con la famiglia a Bardonecchia dopo la seconda guerra mondiale, riavvicinando le sue radici all’Alta Valle di Susa, avendo la nonna paterna appartenente al casato Roux di Oulx.

Attualità (2005)

L’abito dei preti 
Ha vinto il pizzaiolo 
Oratorio estivo
Notizie dalla Cantoria di Sant’Ippolito...
Santità? (il pittore Giuseppe Bernardi)
***
L’abito dei preti
Riportiamo una piccola parte di un intervento molto più ampio e articolato riguardante anche la normativa canonica della Chiesa, fatta dal giornalista Rino Camilleri, a Milano, il 20 luglio 2005, alla presentazione del libro di P. De Santis: “L’abito ecclesiastico: sua valenza e storia”, che ci pare opportuno e interessante fare conoscere anche dalle pagine del nostro Bollettino.
«Viviamo in un’epoca in cui qualsiasi gruppo o categoria, anche la più piccola, rivendica la propria  identità e cerca di esporla. C’è chi fa battaglie legali per avere il diritto di mettersi il “burqua” a scuola. Anche le commesse del McDonald hanno una divisa. Per non parlare delle categorie professionali classiche: i medici, gli infermieri, i volontari dell’ambulanza, i magistrati. Tutti, insomma, cercano un distintivo esterno per essere identificabili.
Il Santo Padre Benedetto XVI si intrattiene con mons.Claudio Jovine
il 22 settembre 2005 a Castelgandolfo. 
(foto O.R.)
È strano che mentre tutti valorizzano i loro segni e i loro simboli solo il segno del prete deve essere tolto o abbandonato. A che pro? Ebbene, i soli che in quest’epoca non tengono alla loro immagine sono alcuni uomini del clero. Sì, in tempi di ghigliottine era consigliabile travestirsi. Ma oggi non si rischia la pelle, si rischiano tutt’al più fastidi: che so, passi per una strada in cui ci sono giovinastri ideologicamente orientati che ti dileggiano.



Oppure puoi venire assalito da mendicanti o da qualche psicolabile. Tutte cose che vanno sotto il nome di  “fastidi”. Ma se temevi tanto i fastidi perché ti sei fatto prete?

L’ANGOLO DELLA CULTURA Civiltà nell’arte (2005

Ritrovare l’arte del passato per progettare il futuro 
«La Tur d’Amun» 
Quando a Bardonecchia c’erano una torre e un castello... 
Il vecchio coro della chiesa romanica 
Una tabacchiera... a Bardonecchia
***
L’ANGOLO DELLA CULTURA
Civiltà nell’arte
Ritrovare l’arte del passato 
per progettare il futuro
Questa è una storia che ha radici lontane. Riguarda una piccola chiesa sita in un paese del Canavese occidentale: Rocca di Corio. Chi racconta è una signora gentile, la professoressa Mauriziella Vittone, che ci vive in una accogliente casa sulla piazza principale.
«Era l’anno 1960. Mi ritrovavo già da tempo a frequentare con assiduità lo studio del pittore Lorenzo Alessandri, studio detto poeticamente “Il cielo”, una grande terrazzacontenitore completamente formata da vetrate e con balconata intorno, in Via dei Mercanti a Torino. Questo naturalmente insieme a mio marito, suo amico fraterno e anche parente, avendo Lorenzo sposato sua cugina Dina Foppa. Con loro avevamo già condiviso un tratto significativo del nostro percorso di vita seguendo strade che ci portavano ad attività legate ad arte e varia umanità. Andavamo sovente per chiese e cappellette in città e in campagna, sul modello delle celebri “Passeggiate” ottocentesche, con blocco da disegno o macchina fotografica.

Deportazione e memoria (2005)

L’ANGOLO DELLA CULTURA
Deportazione e memoria
Desideriamo riportare, almeno in parte, la preziosa ricerca condotta dalla dott.sa Chiara Marino, con la testimonianza dei sette reduci di guerra di Bardonecchia, nel 60° della Liberazione (1945-2005). Il libro “Deportazione e memoria”, edito dal Comune di Bardonecchia in collaborazione con la Comunità Montana, è stato presentato nel corso di una iniziativa tenuta al Palazzo delle Feste, presenti i 400 alunni dell’Istituto Des Ambrois, il giorno 27 gennaio 2005.
Sessant’anni: tanto tempo è già trascorso dalle vicende che qui di seguito narriamo, storie di sette giovani, bardonecchiesi e valsusini, che si intrecciano con il contesto storico-politico del 2º Conflitto Mondiale e della Resistenza. (...) La pubblicazione è stata fortemente voluta e promossa dal Sindaco Francesco Avato e dall’assessore alla cultura Roberto Canu. Leggeremo delle vicende cui andranno incontro sette giovani degli anni Quaranta, raccontate dalla loro viva voce.
Alcuni tra i “deportati” presenti alla manifestazione del
27 gennaio organizzata dal Comune.
Da sinistra: Francesco Baudino, Aldo Allemand,
 Luigi Silvestro, Edoardo Allemand, Riccardo Blanc.
Gli anni dal 1938 al 1945 furono duri e tragici per tutti coloro che li vissero poiché videro l’Italia e l’Europa sotto il giogo dell’oppressione dittatoriale e della più devastante guerra che il genere umano avesse fino ad allora conosciuto. Anche la popolazione di Bardonecchia fu sottoposta all’occupazione tedesca, si costituì pertanto una formazione partigiana di circa quaranta uomini, sotto il comando di Alberto Mallen. Furono raccolte armi e munizioni, abbandonate a seguito della disfatta dell’8 settembre 1943, e nascoste nei sotterranei della chiesa di Melezet, grazie alla collaborazione del Parroco don Tournour. Poco prima di iniziare le azioni di guerriglia una spia venne in possesso dell’elenco dei partigiani, redatto dal capo Alberto Mallen. Quest’ultimo ed i componenti della formazione partigiana vennero arrestati il 2 ottobre 1944 e condotti alle Carceri Nuove di Torino. Furono poi deportati in Campi di Concentramento in Austria e Germania. La loro vicenda è narrata dagli ultimi rimasti.