22/07/17

Museo Don Masset - Le nostre Croci Processionali (2016)



Nell’estate 2016 il Museo di Arte Religiosa Alpina “Don F.Masset” di Melezet ha proposto una esposizione dedicata al tema della croce intitolata:

CROCE, SEGNO DELLA MISERICORDIA DI CRISTO.
Oltre ad un allestimento con opere provenienti sia dalle frazioni di Bardonecchia che dal Museo stesso, è stata fatta una ricerca sull’argomento, della quale si presenta, in questa occasione, un capitolo dedicato alle croci processionali.
Dobbiamo ricordare che ogni chiesa della nostra conca, anche la più modesta, possedeva una croce processionale, la Grande Croce in legno o in metallo prezioso, decorata, incisa, smaltata, da portare davanti a tutte le processioni in onore dei Santi, o in occasione dei funerali, issata su un’asta, o lasciata orgogliosamente vicino all’altare a ostentare tutto il suo valore e la sua ricchezza. Si componeva di un’asta con il suo innesto, un nodo globulare, un montante, sul quale spiccava un Crocifisso, i bracci e le quattro terminazioni che, in genere, supportavano figure e simboli dell’iconografia tradizionale, ed era decorata da entrambi i lati.
Fortunatamente alcuni esempi di questi preziosi oggetti sono giunti sino a noi e adempiono ancora la loro funzione in determinate occasioni, o sono esposti per essere ammirati. Un esempio importante, sopravvissuto nei secoli, proveniente dalla parrocchiale di San Pietro Apostolo a Rochemolles, è la croce processionale realizzata da Hippolyte Borrel di Briançon nella prima metà del XVI secolo.
Croce Processionale,
Parr. S. Pietro - Rochemolles.
Si tratta di un’opera in argento laminato e sbalzato, rame dorato, smalto traslucido su un’anima in legno. Ogni braccio della croce ha un terminale a forma di giglio preceduto da un quadrilobo, il tutto contornato da un filo di perline d’argento dorato. I bracci ed il montante sono disseminati di gigli in rilievo. Sul lato frontale al centro vi è il crocifisso, mentre nei compassi, dove restano ancora le tracce dello smalto originario, sono inserite le figure di Dio Padre, della Vergine, di San Giovanni ed in basso il Cristo risorto. Sul verso al centro è posto S. Pietro in piedi sotto un pinnacolo gotico, nei compassi vi sono invece i quattro Evangelisti. Il nodo è dorato e presenta castoni a sfondo blu smaltato nei quali risaltano i gigli di Francia, anch’essi dorati. Il punzone dell’orafo è ripetuto dieci volte: sono le iniziali Y.B. separate da un decoro, inserite all’interno di un rettangolo.
Insolita la presenza di San Pietro al posto dell’Eterno sul retro della croce, anche se abbastanza scontata, considerando che il patrono di Rochemolles è proprio S. Pietro. Altra singolarità è costituita dal Cristo risorto ai piedi del crocifisso, dove di solito sta il Cristo del Dolore. Inoltre, il viso del Cristo presenta dei caratteri particolari, soprattutto per gli occhi piuttosto unici, che si riscontrano anche in altre opere di Borrel. Sorprendente è il realismo dei visi dei personaggi, probabilmente ispirati direttamente da quelli degli abitanti del posto. Le condizioni di conservazione sono ottime ma è andato perduto lo smalto azzurro.
 Hippolyte Borrel, figlio di Florimont Borrel, è citato come orafo e fa parte, nel 1539, degli abitanti di Briançon riuniti dai notabili della città nella chiesa dei Cordeliers in occasione della costituzione del nuovo catasto. Nel 1543 è sindaco di Briançon. Nel 1545 vengono stimati i suoi beni (G. Godefroy, Le mystérieux orfèvre Y.B. identifié, 1978).
Un calice dello stesso artigiano, proveniente dalla Cappella S. Antonio di Jouvenceaux, è esposto presso il Museo di Arte Sacra di Susa, inoltre una serie di oggetti riconducibili alla sua bottega sono stati schedati nel brianzonese, come la croce processionale di Plampinet e il calice di Sainte Marie di Font-couverte. L’esistenza di testimonianze sicure della stessa personalità artistica al di qua e al di là del Monginevro ci conferma l’affinità di situazione culturale tra brianzonese e alta Valle di Susa, favorita dall’unità politica della zona.
La croce “de procession” di Plampinet è in argento su un anima di legno, i bracci terminano con dei quadrilobi dove compaiono i quattro Evangelisti, sono presenti dei decori di ghirlande fiorite che producono uno scintillio, certamente voluto dall’autore, che rende questa croce armoniosa e raffinata. Anche i particolari del viso del Cristo e dei vari personaggi sono stati realizzati con maestria. Il nodo è lineare e non presenta motivi. Il punzone dell’orafo compare due volte – Y B – ed è quello di Hippolyte Borrel, di Briançon, lo stesso autore della croce processionale di Rochemolles e, quindi, risalente al XVI secolo (notare che Hippolyte a quell’epoca si scrivevaYppolite).

Un altro magnifico esempio di oreficeria gotica è la croce processionale di Bardonecchia, in argento sbalzato, cesellato, inciso e parzialmente dorato; sull’impugnatura è visibile la data 1442. Alcune tesi da porre, tuttavia, in discussione, sostengono che venne presumibilmente acquistata dalla chiesa di Bardonecchia all’abbazia di Novalesa dopo la soppressione del Priorato, nel 1855 (G. Godefroy - R. Girard, Les orfèvres du Dauphiné - Librairie Droz, Ginevra 1985).
Croce Processionale, 
Parr. S. Ippolito Bardonecchia.

Assegnabile ad una bottega orafa franco-piemontese, è realizzata in argento, applicato con chiodi ad un’anima di legno. I bracci con incrocio potenziato da un elemento quadrangolare, presentano un decoro a fogliame molto simile a quello della croce processionale di Monêtier-les-Bains. Dati i legami che, in passato, unirono Monêtier con l’abbazia di Novalesa, G. Godefroy ci dice che non è impossibile che questo motivo vegetale presente sulla croce più antica (Monêtier) abbia ispirato l’autore della seconda croce. «Il nodo è in rame dorato, a sfera schiacciata con rilievi a losanghe, con sei placchette quadrangolari in smalto con figure, presumibilmente, riferentesi a San Giovanni Battista, Sant’Ippolito (figura di un martire), San Lorenzo, San Pietro, San Paolo e lo stemma dei Visconti de Bardonnèche, divenuto stemma della città» (Soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte, V. Moratti)





Lo stemma di Bardonecchia sul nodo.





Nodo Croce Processionale
di Bardonecchia













Quest’ultimo particolare riguardante lo stemma dei Signori di Bardonecchia ci induce a pensare che la croce sia stata commissionata ed eseguita per la nostra città e non importata da Novalesa, come palesava G. Godefroy in un suo importante testo. È inoltre presente un punzone, firma dell’autore, contrassegnato dalle lettere gotiche HA, ma non ancora identificato.
Quindi, a oggi, molti lati oscuri rimangono da svelare su questo bellissimo oggetto, sopravvissuto a sei secoli. All’incrocio dei bracci si trova il Crocifisso a capo chino, circondato da altre figure realizzate a sbalzo e distribuite secondo un’iconografia tradizionale: l’Addolorata, San Giovanni, il Redentore ed il Cristo Risorto.
Santo martire (Ippolito) con
stendardo-effigie di Bardonecchia,
nodo Croce Processionale
Sul verso sono raffigurati i simboli degli Evangelisti: l’aquila (Giovanni), il toro (Luca), il leone (Marco), l’angelo (Matteo), ciascuno recante un cartiglio col nome, inoltre essi si presentano tutti alati, con un chiaro riferimento alla descrizione della Corte Celeste nell’Apocalisse 5,5, in cui si parla dei quattro viventi, uno simile a leone, il secondo simile a vitello, il terzo con aspetto d’uomo e il quarto somigliante ad un’aquila in volo, tutti e quattro muniti di sei ali ciascuno.
Questa croce venne rubata nella notte del 26 marzo 1971 e non se ne seppe più nulla, fino a quando durante una perquisizione effettuata dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Roma fu ritrovata in una villa privata della Capitale nella primavera del 2012 e riconsegnata alla proprietà nel corso di una solenne celebrazione tenuta il 13 agosto del medesimo anno.
Si decise di farla restaurare, ed in fase di risistemazione (giugno 2013) apparve un sepolcreto ricavato nell’anima lignea, coperto da lamina d’argento, in prossimità del capo del Crocifisso, contenente un cartiglio recante la scritta “Ex Scindone Domini” ed un piccolo involto in seta gialla con una Reliquia consistente in un tessuto probabilmente di lino. La preziosa croce, dal mese di gennaio al mese di marzo 2014, venne esposta al Palazzo del Quirinale di Roma – residenza del Capo dello Stato – in una mostra di alto livello dal titolo “Una memoria ritrovata”, e inserita in un elegante catalogo d’arte. 
L’uso di “firmare” un’opera di oreficeria con il punzone dell’autore si estese abbastanza rapidamente prima ancora che Carlo VIII lo rendesse obbligatorio per tutti gli orafi del regno di Francia nel 1493. Le due più antiche opere conosciute nel nostro circondario, realizzate a Grenoble, sono la croce processionale di Monêtier-les Bains e quella di Névache, entrambe di poco posteriori all’anno 1408 ed ognuna è timbrata con il punzone dell’autore.

La croce processionale di Monestier (Monêtier) è forse la più antica della zona, è in argento, in parte dorato su un’anima di legno. Il Cristo sormontato da un titulus non porta corona di spine, i personaggi rappresentati sono quelli appartenenti all’iconografia classica: San Giovanni, la Vergine, gli Angeli e i simboli dei quattro Evangelisti, Dio Padre. Il nodo in rame argentato è composto da otto medaglioni che inquadrano figure di Santi. Molto armoniosa nelle sue proporzioni, è alleggerita dalla presenza, sui suoi bracci, di foglie di vite dorate. Sono stati rinvenuti due punzoni: uno appartenente alla città di Grenoble, utilizzato dal 1408, e uno dell’orafo composto dall’iniziale G iscritta in un quadrilobo, individuato come Gonin de Vidames (Goninus), originario di Chabeuil, nei pressi di Valence, ma operante a Grenoble. Alla fine del XIV e all’inizio del XV sec. la popolazione di Grenoble raggiungeva a mala pena i 4.500 abitanti e gli orafi in esercizio erano sei, ecco perché non fu così difficile individuare l’autore in questione, anche alla luce di documenti di incarichi rinvenuti (Godefroy et Girard, Les orfèvres du Dauphiné, 1985).

Croce Processionale,
Parr. St. Marcellin - Névache.
Anche la croce processionale di Névache è in argento, in parte dorato, modellato su una base in legno. Il Cristo non ha corona di spine e non è sormontato da un titulus. I bracci sono ricoperti da un decoro di tralci di vite, i personaggi rappresentati sono la Vergine, il pellicano, S. Giovanni, Maria Maddalena e, sul dietro, Dio Padre e i simboli dei quattro Evangelisti. Il nodo è in rame argentato. Sono presenti due punzoni: il primo della città di Grenoble utilizzato dal 1408 in poi, e il secondo composto dalle lettere G P è stato attribuito a Guillaume Polon, attivo nel quartiere di S. Jean a Grenoble nella prima metà del XV sec.


Croce Processionale lignea,
Parr. S. Lorenzo - Les Arnauds.
Il nostro Museo espone per la prima volta una croce processionale, molto ben conservata, proveniente dalla parrocchiale San Bartolomeo Apostolo di Chateau-Beaulard. È in argento e rame dorato, con figure applicate a sbalzo, sulla faccia che ospita l’Eterno e i simboli degli Evangelisti sono incastonati quattro vetri colorati, sull’altro lato, vi sono il Cristo crocefisso, la Vergine e San Giovanni, e su un solo terminale si trova una analoga decorazione in vetro. È stata datata fine XV secolo, è presente un punzone, di cui non si conosce l’autore, ed è stata paragonata stilisticamente prossima alla croce dell’Abbazia di San Michele alla Chiusa per una forte propensione all’espressività patetica nei personaggi della Vergine e San Giovanni (Valle di Susa Arte e Storia, 1977).
Più recente, ma molto particolare, è la croce processionale in legno di Les Arnauds, ben conservata con ornamenti accuratamente dorati e con figurette dipinte a colori nitidi.  Su una faccia sono rappresentati il Cristo crocifisso, la Madonna e le tre Marie, sul lato opposto troviamo un’Assunta e varie teste alate di cherubini. Non sono rappresentati gli Evangelisti, a differenza di molte altre croci. La foggia di questa croce e del suo nodo denotano una preziosa opera di cesello che secondo G. Gentile (Valle di Susa…1977) potrebbe risalire al primo terzo del ’700 ed essere stata eseguita da un intagliatore di Grenoble.
Daniela Ferrero Mainardi

Croce Processionale, Parr. S. Bartolomeo - Chateau-Beaulard. Particolare del punzone.
Croce Processionale,
Parr. S. Bartolomeo - Chateau-Beaulard