12/07/18

Processione al Thabor - 16 luglio 2018

------------- ULTIMA ORA ------------------------------ 15 luglio ore 18.10 -------------------------------------------------
Per condizioni meteo incerte, il CAI non assicura l'accompagnamento al Thabor. Invita tutti a partecipare alla prossima processione, il 24 agosto 2018.
Grazie per la vostra comprensione.
Saluti
Il Presidente
Agnès Dijaux


------------- ULTIMA ORA ------------- 

Salve
Lunedì 16 luglio ci sarà la tradizionale processione al Thabor. invitiamo tutti a partecipare a questo evento dandoci appuntamento alle ore 6.00 al pian della Fonderia a Valle Stretta.
Per chi intende arrivare con la propria macchina, vi ricordiamo che bisogna ritirare il pass per la Valle Stretta all’ufficio Turismo Bardonecchia entro il giorno precedente. Ovviamente questa escursione di circa 1300m di dislivello, i partecipanti dovranno essere allenati, autonomi e autosufficienti (adeguamente abbigliati e attrezzati con bastoncini e ramponi).
Non essendoci la presenza di un sacerdote, quest’anno il CAI Bardonecchia con la sottosezione Sauze d’Oulx e AGESCI invitano a un momento di riflessione con alcune letture individuali.
Appuntamento a tutti alle ore 6.00!!!!
 
Saluti a tutti
Agnès Dijaux
Presidente CAI Bardonecchia

11/07/18

La Grande Guerra - I CAVALIERI DI VITTORIO VENETO (2017)


I CAVALIERI DI VITTORIO VENETO


L’istituzione dell’Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto fu per i nostri nonni una grande ricompensa, una gioia e un onore che forse non si aspettavano più a distanza di cinquant’anni dalla fine della guerra. Per quei combattenti ormai anziani che non potevano dimenticare il fronte, le trincee, gli assalti, le avanzate verso il nemico e che avevano nel cuore i tanti compagni morti, quell’onorificenza fu il vero riconoscimento dei loro sacrifici.
L’Ordine di Vittorio Veneto fu istituito nel cinquantenario della Vittoria, con la legge nº 263 del 18 marzo 1968, per «esprimere la gratitudine della Nazione» ai reduci della Grande Guerra. Per ottenere la concessione dell’onorificenza bisognava fare domanda tramite il comune di residenza: il consiglio dell’Ordine di Vittorio Veneto valutava se nell’istanza dell’ex-combattente erano presenti i requisiti necessari. 
Potevano essere insigniti i reduci che avevano avuto la Croce al Merito di guerra e che avevano vissuto dodici mesi (anche non continuativi) a contatto con il nemico; coloro che erano stati decorati al Valor Militare o encomiati; coloro che erano stati feriti, congelati o mutilati; bisognava infine non aver riportato condanne.
17 luglio 1969: cerimonia nel Municipio di Bardonecchia per la consegna delle 
onorificenze di Vittorio Veneto, alla presenza del Sindaco Cassolini. [foto archivio L. Paganini]
17 luglio 1969: Vermut d’onore offerto dal Comune di Bardonecchia ai Cavalieri di Vittorio Veneto, alla presenza del Comm. Prefettizio dott. Di Giovane. [foto archivio Luigi Paganini] Il diploma dell’Ordine di Vittorio Veneto di Francou Giovanni Giuseppe, classe 1890. [foto arch. A. Filippi]
Ai Cavalieri di Vittorio Veneto venivano consegnate la medaglia ricordo in oro e la croce in metallo brunito riportante al recto un elmo tipo Adrian (in uso ai combattenti nel 1915-1918) ed al verso una stella a 5 punte. Ai Cavalieri di Vittorio Veneto fu consegnato inoltre il diploma sul quale figuravano come maniero e chiesa d’Onore per l’Ordine, il Castello del Buon Consiglio di Trento e la Cattedrale di San Giusto a Trieste, simboli delle due città per le quali era incominciata l’ultima guerra di “indipendenza” che aveva portato, con Vittorio Veneto, l’Italia alla sua unità naturale. fu concesso anche un eventuale vitalizio, in base al reddito posseduto dall’insignito e non reversibile.
A chi invece aveva trascorso un periodo di servizio compreso tra sei mesi e un anno veniva concessa la sola medaglia ricordo in oro.
In Italia furono nominati 1.160.785 Cavalieri (e insieme a loro 1.432 portatrici della Carnia che avevano collaborato logisticamente con le truppe), dei quali 73.701 residenti all’estero 1.
A Bardonecchia i Cavalieri di Vittorio Veneto furono 56: altri sicuramente saranno stati insigniti dell’onorificenza ma in Comuni diversi dove avevano all’epoca la residenza. Quattordici dell’elenco sotto riportato non risultano nativi di Bardonecchia ma ivi residenti. A Bardonecchia la consegna delle onorificenze iniziò nel 1969 e proseguì fino al 1973, a seconda dei tempi di presentazione delle domande.
ELENCO DEI CAVALIERI DI VITTORIO VENETO DI BARDONECCHIA 2
Nome e cognome Data di nascita Residenza Data decreto
1. Aimar Michele 12/02/1893 Bardonecchia 30/07/70
2. Allemand Alessandro 08/09/1893 Millaures 21/08/70
3. Allemand Federico 17/03/1899 Millaures 21/03/69
4. Allemand Federico Emilio 31/03/1893 Bardonecchia 27/02/71
5. Allemand Luigi 08/12/1895 Millaures 21/03/69
6. Andrè Cesare 01/02/1897 Melezet 25/06/71
7. Barberis Ottavio Giovanni 24/06/1887 Bardonecchia 31/03/71
8. Blanc Giuseppe 11/04/1886 Bardonecchia 13/05/70
9. Blanc Pietro 02/11/1896 Bardonecchia 21/03/69
10. Bompard Alessandro 18/10/1895 Bardonecchia 21/08/70
11. Bompard Beniamino Stefano 10/10/1893 Bardonecchia 05/05/71
12. Bompard Ernesto 17/11/1896 Bardonecchia 21/03/69
13. Bompard Feliciano 29/08/1890 Bardonecchia 30/07/70
14. Bompard Remigio 02/12/1894 Bardonecchia 21/03/69
15. Canale Candido 14/05/1894 Bardonecchia 21/03/69
16. Cantone Angelo 19/08/1891 Bardonecchia 21/08/70
17. Claretto Michele 27/04/1891 Bardonecchia 13/05/70
18. Costa Laia Dionino 05/01/1899 Bardonecchia 21/03/69
19. Dealessi Francesco 26/05/1898 Bardonecchia 21/03/69
20. Erta Oreste 28/04/1894 Rochemolles 31/03/71
21. Ferrero Giovanni 03/10/1896 Bardonecchia 21/08/70
22. Foray Giuseppe 12/06/1889 Melezet 21/08/70
23. Francou Giovanni Giuseppe 22/12/1890 Bardonecchia 21/03/69
24. Garnier Alfredo 17/07/1896 Bardonecchia 21/03/69
25. Gatti Lorenzo Attilio 30/03/1897 Bardonecchia 21/03/69
26. Gendre Andrea 21/09/1891 Millaures 21/08/70
27. Gendre Augusto 23/11/1898 Millaures 25/06/71
28. Graziano Carlo 09/09/1899 Bardonecchia 13/05/70
29. Guillaume Pietro 25/03/1891 Rochemolles 21/03/69
30. Lantelme Ernesto 08/12/1892 Les Arnauds 13/05/70
31. Marre Luigi 07/10/1898 Bardonecchia 16/10/73
32. Martelengo Antonio 20/01/1895 Bardonecchia 13/05/70
33. Masset Giovanni 03/06/1887 Bardonecchia 21/03/69
34. Masset Pietro 08/12/1894 Rochemolles 21/08/70
35. Medail Francesco Emilio 19/03/1893 Bardonecchia 21/03/69
36. Meduri Francesco 28/11/1888 Bardonecchia 28/12/70
37. Moutoux Augusto 29/05/1897 Bardonecchia 21/08/70
38. Nuvolone Camillo 23/02/1890 Melezet 27/02/71
39. Paganini Luigi 12/03/1896 Bardonecchia 21/03/69
40. Rochas Andrea 04/08/1897 Bardonecchia 21/03/69
41. Sacco Vincenzo 13/08/1896 Bardonecchia 21/03/69
42. Saini Antonio 06/10/1895 Bardonecchia 30/07/70
43. Schena Clemente 09/07/1887 Melezet 05/08/71
44. Simiand Pietro 16/10/1898 Bardonecchia 21/08/70
45. Sudati Angelo 05/09/1880 Bardonecchia 25/06/71
46. Treves Arturo 02/09/1888 Bardonecchia 21/08/70
47. Vachet Alfredo 09/09/1898 Melezet 21/03/69
48. Vachet Enrico 16/10/1898 Les Arnauds 31/037/1
49. Vai Carlo 30/09/1895 Bardonecchia 30/07/70
50. Vallory Andrea 06/11/1893 Millaures 13/05/70
51. Vallory Luigi Antonio 26/10/1891 Bardonecchia 21/03/69
52. Vallory Luigi Giovanni 04/11/1888 Rochemolles 27/02/71
53. Vallory Luigi Luciano 06/03/1889 Millaures 21/03/69
55. Varda Pietro 16/08/1893 Bardonecchia 13/05/70
56. Yves SeraQno 17/01/1895 Bardonecchia 21/03/69
– Insignito di medaglia ricordo in oro:
Vallory Antonio 14/12/1889 Bardonecchia 27/09/73

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1 Carlo Venditti, Fontana Liri 1915-1918, Voghera (Pv), Marvia Edizioni, 2014, p. 99.
2 Dati forniti da: Ministero della difesa, Direzione generale per il personale militare, III reparto - servizio ricompense e onorificenze, 5ª sezione “Ordine di Vittorio Veneto”, Roma.
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La Grande Guerra - BENIAMINO STEFANO BOMPARD (2017)

BENIAMINO STEFANO BOMPARD

Stefano Bompard fu il penultimo bambino a nascere al Chaffaux (3): era il 10 ottobre 1893, sua mamma Margherita stava zappando le patate quando le vennero le doglie, corse nella stalla e diede alla luce il suo primogenito. Ci sembra di vedere questa giovane donna con il pancione di nove mesi che continua nei suoi lavori pesanti fino all’ultimo minuto della sua gravidanza: altri tempi!
Stefano, Tien in patois, visse tutta la sua giovinezza tra Bardonecchia, il Chaffaux e i vasti pascoli sopra il Pian delle Stelle.
Quando partì militare nel settembre 1914 con il 45º reggimento fanteria, brigata Reggio, dovette raggiungere la sede di Sassari e si trovò per la prima volta davanti al mare a Genova; scrisse allora una cartolina: «Cara mamma, non ti vedrò mai più!».
Tutta quell’acqua che lui non aveva mai visto gli aveva dato la sola certezza che per lui sarebbe stata la fine. Per quasi otto mesi non riuscì più a dare sue notizie: in famiglia erano certi che oramai fosse stato inghiottito dalle acque. Un giorno la mamma e la sorella Francesca, di passaggio a Torino e in attesa del treno a Porta Nuova, videro giungere una compagnia di soldati e la sorella, sospirando, disse alla mamma: «Che bello se trovassimo anche il nostro Tien». In quel momento lui arrivò e se le strinse in un lungo abbraccio.
Tien ricordava sovente quel momento: amava raccogliere i suoi tre nipotini, Alda, Claudia e Renato, e alla sera raccontava. Raccontava della guerra e della sua giovinezza, tanti piccoli grandi episodi che i nipoti non avrebbero più scordato.
Il Gran Lagazuoi davanti alle Tofane.
Stefano, come tanti altri ragazzini di Bardonecchia, nell’estate aiutava l’economia della famiglia e il suo compito era quello di badare alle mucche in altura. Erano poco più che bambini e trascorrevano le loro giornate nei pascoli, correndo liberi nei prati, inventandosi giochi per trascorrere il tempo mentre guardavano le mandrie. Era da tempo che in paese si raccontava di una lince che vagava tra le montagne, qualcuno forse l’aveva avvistata, i bambini non l’avevano mai vista e ne avevano paura. Quel giorno Tien e il suo amichetto Augusto Moutoux erano al pascolo in traversière, in alto, sopra il Pian delle Stelle: erano entrati in un fortino, giocavano spensierati, quando videro sbucare un animale bianco. Era la lince, pensarono: terrorizzati iniziarono a scendere di corsa verso casa e non si fermarono più fino al Chaffaux. Ma non era la lince, era solo la povera capra bianca di Luigi Gerard del Chatelard!! Quante risate alle spalle dei due poveri ragazzi. E Tien, ormai anziano, rideva ancora con i suoi nipoti sulla storia della lince.
Un altro episodio, purtroppo triste, Stefano Bompard raccontava ai nipoti. Era il 21 agosto 1901, il nonno di Tien, Antonio Bompard, classe 1843, aveva finito prima del tempo di fare il fieno e decise di salire sopra il Pian delle Stelle per raggiungere suo nipote e controllare le manze al pascolo. Era agosto ma c’era ancora una comba piena di neve e per spostare la mandria era necessario attraversarla: Antonio sapeva per esperienza che quella neve accumulata non avrebbe retto, sotto era certamente vuota poiché la neve a contatto con il terreno si era sciolta. Per provarne la tenuta prese un grosso sasso, lo lanciò, ma la crosta di neve si ruppe, e lo inghiottì.
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3 Ernestina Bompard fu l’ultima bambina a nascere al Chaffaux, il 22 luglio 1894.
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Antonio morì così, sotto gli occhi di suo nipote Stefano, a soli 58 anni. Tien, legatissimo al nonno, fece poi fare in suo ricordo una lapide con il marmo verde della cava del frejus. fu portata nel luogo della disgrazia, in Cunvieran, e si fece sul posto una sentita cerimonia religiosa.
Stefano Bompard partì per il fronte con l’entrata in guerra dell’Italia, subito dopo il rientro da Sassari.
Il 24 maggio 1915 la brigata Reggio era dislocata sul fronte delle Dolomiti con la 4ª armata, esattamente tra i due piccoli borghi di Perarolo e Tai di Cadore, poco distanti da Cortina. Gli austro-ungarici si erano ritirati da Cortina (che faceva parte dell’Impero) all’inizio dell’ostilità spostando il
fronte sulle Dolomiti: dal Sasso di Stria al passo di Valparola, dalle cime del Lagazuoi alle tofane.
Le splendide vette dolomitiche diventarono teatro di inutili massacri e di gesti eroici, fino alla ritirata di Caporetto quando i nostri soldati, che tanto avevano sofferto per quelle cime, dovettero abbandonare il Cadore.
Baraccamenti sulla cengia Martini.
Gli austriaci dominavano dall’alto il nemico e con pochi uomini, tiratori scelti, potevano difendere le loro postazioni: essere più alti aveva inoltre il vantaggio di avere la forza di gravità dalla propria parte, si poteva combattere anche facendo rotolare sassi e bombe. fino ai primi di giugno la 4ª armata ritardò l’offensiva senza alcun motivo evidente e questo diede agli austriaci il tempo di trincerarsi dentro le montagne che divennero delle roccaforti naturali, e di approntare barriere di filo spinato. Era la prima volta che nella millenaria storia della guerra le battaglie si combattevano sulle montagne e tutte le tattiche, tutte le conoscenze militari valide fino a quel momento, scomparvero; non esistevano altri modi di combattimento se non quelli di arrampicarsi sulle rocce e di tentare l’impossibile.
I soldati si portavano sulle spalle i cannoni, i muli salivano con i carichi di vettovaglie, di acqua, di
munizioni e di esplosivo, si costruivano teleferiche per sveltire le operazioni. Ma le teleferiche erano sotto il tiro nemico e bisognava salire con il buio, in silenzio, senza accendere la sigaretta che avrebbe segnalato ai cecchini la presenza di uomini.
Il 13 giugno il 45º reggimento (e quindi il nostro Stefano) iniziò, con le altre truppe della divisione, una azione offensiva per impossessarsi delle postazioni nemiche, a più di 2000 metri di altitudine, tra Val travenanzes e la Valparola sotto il gruppo dolomitico del Lagazuoi, da dove gli austriaci difesero con ferocia le loro postazioni.
Stefano Bompard, attendente a Torino, secondo da sinistra
Solo l’11 luglio i nostri riuscirono a impadronirsi del col di Bois e della cima Falzarego a 2547 metri. Il 45º reggimento riuscì ad aggrapparsi poco sotto la cima a poca distanza dal nemico e da quella posizione tentarono la conquista di un grosso roccione che per la sua forma era chiamato il Castelletto, a ridosso della tofana I, che gli Austriaci avevano trasformato in un bunker formidabile a protezione della alta Val Travenanzes.
I tentativi dei fanti della brigata Reggio (tra cui presumibilmente Stefano Bompard) e degli alpini del Belluno e Val Chisone vennero respinti dai difensori.
Il 18 ottobre 1915 un gruppo di alpini al comando del tenente Martini riuscì nella notte a scalare il Lagazuoi e a raggiunge una fenditura naturale della roccia che divenne la postazione italiana: qui vennero scavati cunicoli nella roccia, si costruirono nidi d’aquila in legno addossati alla montagna, si approntarono una cucina e un’infermeria. Alla fine del 1915 gli austriaci si resero conto che l’unico modo per snidare gli italiani era quello di far crollare loro addosso la montagna: iniziò la guerra di mine che continuò fino al 1917. La montagna si sbriciolava sui soldati e le esplosioni si vedevano fino a Cortina.
Stefano Bompard il 21 febbraio 1916, non si sa per quale motivo, partì dal fronte e rientrò a Torino:
fu certamente la sua salvezza. Si sa per certo, dai ricordi dei nipoti, che fece fino alla fine della guerra l’attendente ad un ufficiale.
1923, Stefano e Letizia Bompard sposi
Stefano Bompard della guerra ricordava i luoghi, le Tofane e Pocol, e alcuni episodi. Lui era addetto a portare i viveri in prima linea con un asino: una volta, mentre scendeva, fu avvistato dal nemico e incominciarono a piovere colpi di artiglieria, lui saltò dietro una roccia salvandosi ma l’asino era scappato e non riuscì più a trovarlo. Quante volte i nipoti prendendo in giro il nonno gli dicevano: «Nonno, andiamo a cercare il tuo asino sulle tofane?». Un altro episodio, certamente più drammatico, accadde nelle trincee: un comandante aveva programmato un attacco, dovevano uscire dalla trincea e scagliarsi fuori dove sarebbero certamente stati falciati dal nemico. Così poco valeva la vita dei soldati in prima linea, solo carne da cannone. Loro erano disperati, speravano nell’arrivo dei rinforzi programmati per il giorno dopo, ma il comandante non cedeva. Proprio mentre stava per ordinare l’attacco e controllava in piedi fuori della trincea con il binocolo, fu colpito in fronte e cadde ferito a morte: per lui era finita ma i suoi soldati si erano salvati.
Terminata la guerra Stefano Bompard entrò in ferrovia ma ben presto decise di mettersi in proprio con un’attività di commercio: era un uomo intraprendente e l’attività di dipendente gli andava stretta. Iniziò con la bassa valle un commercio di prodotti della sua terra: fieno, patate, segale, orzo e avena. fu grazie a questi suoi spostamenti che conobbe il suo futuro suocero, un commerciante di bestiame di Chiomonte. Si sposò nel 1923 con Letizia Remolif, a suo dire la più bella ragazza di Chiomonte.
Ebbero un solo figlio, Giorgio, che a sua volta gli diede tre nipoti.
Stefano Bompard morì il 4 settembre 1977. Gli sarebbe sempre piaciuto tornare sulle Tofane, per vedere i luoghi della “sua guerra”: chiese tante volte al nipote Renato di accompagnarlo, ma gli anni passavano e le Tofane rimasero solo nei suoi ricordi. E ancora oggi Renato si porta nel cuore il rimorso di non avere accontentato il nonno.

FONTI: Testimonianza di Alda, Claudia e Renato Bompard • Archivio di Stato di Torino, foglio matricolare di Bompard Beniamino Stefano • Mark Thompson, La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919,Milano, ilSaggiatore, 2014 • Giovanni Cenacchi,Mario Vianelli,Teatri di guerra sulle Dolomiti. 1915-1917: guida ai campi di battaglia, Milano, Mondadori, 2006 • Documentazione fotografica della famiglia Bompard.


10/07/18

La Grande Guerra - GIORGIO BRUNET (2017)

GIORGIO BRUNET
MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE

Giorgio Brunet era nato a Bardonecchia il 26 febbraio 1897, figlio di Augusto e di Clementina Pellerin.
I coniugi Brunet avevano avuto 8 figli: dopo il primogenito Giorgio, erano nati Palmira nel 1898, Modesto nel 1900 (che morì bambino), Cesare nel 1903, Carlo nel 1906, Virginia nel 1907, Modesto nel 1910, e infine Prosperina nel 1912. tutti i figli maschi della famiglia poterono frequentare le scuole superiori e Giorgio, che era particolarmente dotato per gli studi, frequentò il liceo classico e l’università. Andò in collegio e, raggiunta la licenza liceale, si iscrisse alla facoltà di Medicina di Torino.
Giorgio era un bel ragazzo biondo, con gli occhi chiari, alto 1,69 m. fu chiamato alla visita di leva il 23 giugno del 1916 e alle armi il 2 ottobre 1916: in quanto studente universitario poté frequentare la Scuola militare di Caserta come aspirante ufficiale.
L’11 marzo 1917 era sottotenente nel 2º reggimento alpini, battaglione Monviso: lo vediamo in questa fotografia in elegante uniforme da ufficiale.
Alla fine del 1917 passò al 6º reggimento alpini, battaglione Val d’Adige, 257ª compagnia e fu promosso tenente. Con i suoi alpini, nel gennaio del 1918, era sull’Altopiano dei Sette Comuni tra il monte Cornone e Sasso Rosso, monti che delimitano l’estremo confine orientale dell’altopiano.
Con la nuova linea del fronte formatasi dopo il ripiegamento di Caporetto, questi monti, anello di congiunzione tra l’altopiano e il Grappa, rappresentavano un settore strategico di fondamentale importanza per fermare la discesa degli austriaci nella Val Brenta. Su queste rocce sospese sull’abisso, in condizioni ambientali particolarmente difficili, combatterono i soldati appartenenti ai migliori reparti che il Regio esercito poteva schierare nell’ultimo anno di guerra.

09/07/18

La Grande Guerra - GIOVANNI GIUSEPPE GARCIN (2017)

GIOVANNI GIUSEPPE GARCIN

Giovanni Garcin era nato a Rochemolles il 4 maggio 1884, figlio unico di Luigi e di Angelica Masset. La sua era una famiglia contadina che viveva dell’economia che offrivano le montagne intorno al paese. Lui aveva studiato a Oulx fino alla 4ª elementare, anche i suoi avi, come molti altri nell’800 a Rochemolles, avevano proseguito gli studi: il nonno Ludovico Giuseppe Garcin, nato nel 1819, aveva frequentato con successo il collegio ginnasiale a Oulx, aveva studiato filosofia nel seminario di Susa ed era diventato corista. Anche il padre Luigi, nato nel 1863, era un bravo studente e nel 1873, nel collegio di Oulx, aveva vinto il premio di diligenza: una copia della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Impegnativa lettura per un ragazzino di dieci anni! Il nipote franco Garcin conserva ancora l’attestato di frequenza del trisnonno e la copia della Gerusalemme edita nel 1864. Il nostro Giovanni fu chiamato alla visita di leva nel 1903 e lasciato in congedo illimitato come soldato di 3ª categoria.  La vita continuò e nel 1904 si sposò con Giulia Souberain, nata nel 1881: li vediamo nel giorno delle loro nozze, lei in elegante abito, con ombrellino, scialle alla moda e catenina d’oro, lui con panciotto, cravatta e orologio con catena d’oro. L’anno seguente nacque la prima figlia, Angelica come la nonna, nel 1912 nacque un maschietto che morì a soli 12 anni.

08/07/18

La Grande Guerra - ALESSANDRO E ALFREDO GARNIER (2017)

I FRATELLI ALESSANDRO E ALFREDO GARNIER IN GUERRA
I fratelli Alessandro e Alfredo Garnier avevano partecipato alla Grande guerra ma non hanno mai raccontato la loro esperienza sul fronte. Nel corso del secondo conflitto mondiale erano morti i due figli di Alfredo e il primogenito di Alessandro: una vera tragedia che aveva devastato la loro vita. Detestavano le guerre, tutte le guerre, e l’argomento in famiglia era bandito.
Alessandro Garnier, alpino
 battaglione Exilles.
La famiglia Garnier, originaria del Rochas, era assai numerosa: i vecchi genitori Spirito (morto nel 1942 a 82 anni) e Angela Francesca Simian (morta nel 1913 a 46 anni) avevano avuto dieci figli. La primogenita fu Giuseppa Emilia, nata nel 1888; seguì Luigi Alessandro nel 1890; nel 1892 nacque Giliberto 8 e due anni dopo Alfredo Andrea che non sopravvisse; nel 1896 nacque Alfredo, poi Isolina nel 1899, Ambrogina nel 1902, Leonina nel 1905, Ernesto nel 1908 ed infine Guido nel 1910.
Alessandro, nato l’8 gennaio 1890, aveva una speciale inclinazione per lo studio e infatti fu l’unico figlio di quella semplice famiglia contadina a frequentare il collegio ginnasiale di Oulx. Nel 1914 era fidanzato con Cesarina Rochas, originaria del Medail, che era rimasta orfana piccolissima ed era andata a vivere con una zia a Marsiglia.
Alessandro fu chiamato alle armi nel 1910, soldato di 1ª categoria nel 3º reggimento alpini, battaglione Exilles, mestiere dichiarato: manovale (probabilmente nelle ferrovie). fu trattenuto alle armi fino al gennaio 1913 e raggiunse il grado di caporal maggiore. Dall’agosto al novembre 1914 fu nuovamente chiamato alle armi per addestramento in vista del conflitto. furono anni difficili per Alessandro che, salvo brevi periodi, era sempre sotto le armi: il 10 maggio 1915 fu nuovamente richiamato e questa volta era per la mobilitazione. Probabilmente perché impiegato nelle ferrovie, Alessandro arrivò al fronte in trentino solo il 5 gennaio 1918, con il battaglione Exilles. Nei giorni precedenti la battaglia finale, l’Exilles fu spostato in Veneto e si posizionò sul Grappa dove combatté fino al giorno dell’armistizio. Alessandro aveva in quegli anni raggiunto il grado di sergente maggiore. Nel dicembre 1918 fu comandato a prestar servizio presso le ferrovie dello Stato e mandato in congedo illimitato nell’agosto del 1919.