02/10/17

PROF. DOTT. DON GIANCARLO BIGUZZI (2016)

PROF. DOTT. DON GIANCARLO BIGUZZI
Don Giancarlo Biguzzi nella festa dello Scapulaire con Cristina Mainardi.

Sabato 8 ottobre 2016 don Giancarlo Biguzzi si è addormentato nella pace del Signore. Aveva da poco lasciato l’insegnamento presso l’Università Urbaniana di Roma, quando gli venne diagnosticata una grave malattia, un cancro al pancreas. Seguirono i ricoveri in ospedale, le chemioterapie, ma tutto si rivelò inutile. Era nato a San Vittore di Cesena l’11 ottobre 1941, era quindi alla vigilia dei 75 anni. Sacerdote per la Diocesi di Cesena, compì gli studi a Roma, laureandosi in Teologia Biblica. Professore ordinario di Teologia Biblica alla Pontificia Università Urbaniana di Roma e presso il Pontificio Istituto Biblico, era apprezzato autore di varie pubblicazioni in questo campo, conosciute e consultate anche all’estero. Ormai da otto anni era affezionato al Melezet, dove soggiornava per oltre un mese, dando con puntualità il suo ministero in aiuto al Parroco, percorrendo le nostre montagne, affabile con la gente, con una semplicità che nascondeva gli alti gradi accademici che rivestiva.
Don Giancarlo Biguzzi presiede la festa
di S. Giacomo in Valle Stretta.
Per questo contava buoni amici e la notizia della sua morte ha colto tutti di sorpresa, lasciando un sincero rimpianto. Melezet perdeva in lui un amico caro e fedele. L’abbiamo ricordato nelle Messe della domenica seguente e, con il pensiero e la preghiera, accompagnato all’ultima dimora, nel funerale presieduto dal Vescovo di Cesena-Sarsina,Mons. Douglas Regazzoni, il martedì 11 ottobre.
Riposa nel cimitero del paese natio, San Vittore di Cesena. La sua figura rimarrà viva nel nostro ricordo, con la gratitudine perché ci ha amato, ha voluto bene al Melezet e alle nostre montagne con cuore di vero amico e disponibilità nel suo ministero sacerdotale.

Una simpatica presenza nell’estate 2016:
DON FRANCISCO SUNDA
Nella scorsa estate è giunto, a sostituire don Biguzzi, un simpatico sacerdote moretto: don Francisco Sunda, proveniente dall’Angola e da pochi mesi a Roma per gli studi universitari presso la Pontificia Università Gregoriana, dove studia per laurearsi in diritto canonico. Si è adattato bene al nuovo ambiente, con il suo carattere aperto, e il suo italiano si è fatto prontamente più sicuro.
Accanto a lui la cugina Fernanda Baptista, addetta all’Ambasciata della Repubblica dell’Angola. La loro presenza ci ha visivamente parlato dell’universalità della Chiesa che è per tutti i popoli e razze. Li rivedremo volentieri nella prossima estate.

20/09/17

Parrocchia S. ANDREA APOSTOLO MILLAURES (2016)

APERTURA DELLE CAPPELLE ESTIVE

Grazie al nostro Parroco, durante l’estate si possono riscoprire le tante Cappelle montane presenti sul territorio, in occasione delle Sante Messe celebrate con l’intento di onorare i Santi a cui sono dedicate Di seguito ne citiamo alcune:
– 6 giugno: Cappella di San Claudio, Pré Richard;
– 29 giugno: Cappella di San Pietro, borgata Mei;
– 2 luglio: Festa della Visitazione,Cappella di Cote Arlau;
– 11 luglio: Cappella dedicata alla Madonna della Neve, località Fregiusia;
– 4 agosto: Cappella Nostra Signora della Neve, località Broue.

Tutte le Cappelle sopra citate versano ad oggi in buono stato, grazie ai lavori di restauro effettuati. La partecipazione alle varie celebrazioni è sempre numerosa, accorrono non solo bardonecchiesi ma anche numerosi villeggianti.
In tutti i casi la giornata si conclude con una merenda organizzata dagli abitanti delle varie borgate, un ottimo modo per restare in compagnia ancora per qualche istante.
Marilena Bellet
FESTA DI HORRES 2016
Il 7 agosto, come ogni anno la prima domenica del mese, si è svolta la Festa diHorres. Quest’anno però è mancata a tutta la comunità la Santa Messa, celebrata negli anni precedenti dall’ormai “nostro” cappellano don Giancarlo Biguzzi, purtroppo molto malato. La festa della fienagione è stata caratterizzata dalla tradizionale polentata, a seguire ha avuto luogo la lotteria ed alcuni giochi per grandi e piccini, e poi la gara delle torte, conclusasi con una grande merenda per tutti. Il tutto si è svolto con tanta allegria, con una bellissima giornata di sole ed una vista spettacolare dal “balcone” su Bardonecchia.
Vogliamo inoltre ricordare don Giancarlo, che in seguito al peggioramento del decorso della sua malattia è deceduto l’8 ottobre 2016 a Savignano sul Rubicone. Insegnò nelle Università religiose di Roma e nel corso della sua vita ha pubblicato vari studi sui Vangeli sinottici.
Per ricordarlo è stata celebrata unaMessa in suo suffragio, e resterà per sempre nei nostri ricordi.
m.b.
FESTA PATRONALE DI SANT’ANDREA APOSTOLO
Anche quest’anno il 30 novembre abbiamo festeggiato la festa patronale di Sant’Andrea Apostolo. Questo giorno cade come ogni anno nel periodo dell’Avvento, in cui si attende la venuta del Salvatore per la prima volta fra gli uomini e segna l’inizio del nuovo anno liturgico. La celebrazione solenne è stata celebrata da don Sergio Blandino, che con le sue semplici parole incanta grandi e piccini. Hanno concelebrato anche don Franco, Parroco di Bardonecchia, e il Parroco di Oulx don Sandro.
Il nostro piccolo Coro ha rallegrato la funzione religiosa con canti, e dopo la funzione religiosa, oltre alla distribuzione del pane benedetto, i numerosi partecipanti hanno potuto Consorzio di Millaures.
Immancabile come da tradizione, nell’atrio della chiesa, il nostro Chantè, ornato da nastri e fiori colorati.
m.b.

MILLAURES “BORGO ANIMATO”
Con l’intento di far conoscere e valorizzare il territorio, Millaures ha aderito all’iniziativa proposta dal Comune di Bardonecchia denominata “Borghi animati”, che prevedeva l’organizzazione di un evento volto principalmente a far conoscere le tradizioni ed il territorio ai visitatori.

A tale scopo è stata ideata ed organizzata una caccia al tesoro a tema natalizio rivolta a tutti i bambini, i cui indizi  si riferivano, oltre che ai classici soggetti simbolo del Natale e dell’inverno, quale il presepe ed i pupazzi di neve, anche a soggetti facenti parte dell’identità della comunità di Millaures, come il Chantè, l’albero ornato di nastri e fiori che viene realizzato per la festa patronale di Sant’Andrea, o la vecchia campana che un tempo rintoccava nel campanile, ora in esposizione vicino al Cimitero.
La serata ha avuto luogo giovedì 29 dicembre 2016 sulla Piazza della Chiesa di Millaures, dove si sono iscritti trentacinque bambini dai tre ai dodici anni che, armati di torcia elettrica e divisi in cinque squadre, si sono sfidati cimentandosi in indovinelli e cruciverba, facendo un bellissimo gioco di squadra ed aiutandosi tra loro, sino a giungere alla conquista del tesoro. E dopo tanta fatica presso la sede del Consorzio di Millaures abbiamo festeggiato tutti insieme il Natale con una buona merenda a base di cioccolata calda, panettoni e vin brulé per i genitori. La serata ha avuto un gran successo, per cui speriamo di poter replicare il prossimo anno.
Elisabetta Blanc
La locandina della caccia al tesoro.

I PRESEPI DI MILLAURES


Sull’onda del successo che l’iniziativa “Presepi nel Borgo” ha riscosso negli anni scorsi in Borgo Vecchio, quest’anno il progetto si è ingrandito prendendo il nome di “Bardonecchia paese dei presepi”, ed è stato esteso anche alle Frazioni.
Millaures ha risposto all’idea con molto entusiasmo e, nei primi giorni di dicembre, sono sorti in tutti gli angoli del paese quattordici magnifici presepi ed alcuni alberi di Natale. Gli abitanti di Millaures hanno quindi potuto scatenare la propria creatività ed il risultato è stato eccezionale, hanno infatti visto la luce differenti tipologie di presepi, da quelli più semplici e tradizionali ad altri più creativi, come quello creato dai bambini della borgata Pré Richard, che con l’aiuto di adulti volenterosi hanno dato vita ad un fantastica rappresentazione della Natività interamente realizzata in carta.
Tale iniziativa è stata anche un’occasione di aggregazione e collaborazione tra gli abitanti della Frazione, che si sono adoperati per dar vita a presepi di “borgata”, come quello che sorge alla fontana del Serre, nato dalla collaborazione0020di diverse famiglie che risiedono nelle vicinanze.
Si è trattato sicuramente di una bella iniziativa, che ha permesso in primo luogo di rafforzare e valorizzare le antiche tradizioni natalizie e di consolidare l’identità della Frazione, ed inoltre ha consentito ai visitatori di passeggiare per le vie di Millaures ammirando la bellezza della nostra Frazione anche in chiave natalizia.
e.b.

UN PRESEPE “DIVERSO” DAL SOLITO
Assai diverso dai soliti presepi tradizionali, quello allestito quest’anno nell’atrio della nostra chiesa parrocchiale. Gran parte della scena è occupata da un grande lago argentato in mezzo al quale, su di uno scoglio dorato, è adagiata una grande e tenera immagine di Gesù Bambino, amorevolmente accudito dalla Madonna e da San Giuseppe; una Sacra Famiglia che vuole essere il tema principale e verso la quale, in una processione festosa e variopinta, sono dirette tante piccole barche di carta dai colori vivaci che, dalle sponde, a raggiera attraversano il lago per raggiungere la “meta”, il Bambino. Il paese a lato del lago è costruito con scatole di cartone ed è formato da semplici case, dalla chiesa imponente, da un castelletto senza pretese, dal tradizionale forno, dalla casetta del taglialegna al limitare del bosco, dal pozzo in mezzo alla piazza ed è adornato da siepi di alloro e da cespugli di fiori di carta colorata. Il paese è completamente disabitato perché tutti gli abitanti si stanno dirigendo a bordo delle barchette verso l’isolotto dorato al centro del lago per adorare il Bambino.
Il tutto è illuminato da tante sfere di luce colorata che girano e che conferiscono un’ulteriore nota di festosa gioia al presepe.
Anna Maria Blanc

UN GIOVANE VALSUSINO VA AI CAMPIONATI ITALIANI DI JUDO

Riccardo Musso sullo stendardo in Via Medail.

È Riccardo Musso il quattordicenne di Millaures che domenica 22 maggio a Giaveno, aggiudicandosi magnificamente il primo posto, ha conquistato la qualificazione ai Campionati italiani della categoria esordienti, che si svolgeranno vicino a Roma, ad Ostia, nei giorni 4 e 5 giugno. Da quasi 10 anni Riccardo pratica con passione e dedizione lo sport del judo nel Judo Sho Dan Valsusa, sotto la guida del maestro Roberto Borgis.

Questa disciplina sportiva è un efficace strumento di sviluppo fisico che, oltre ad essere una valida scuola dal punto di vista atletico, si dimostra anche una scuola di preparazione morale e sociale di gran valore che dà ottimi risultati a chi vi si avvicina sin dalla tenera età come ha fatto Riccardo. Per lui è stato un gran valore aggiunto che lo ha portato a raggiungere ambiti traguardi.
In questi anni ha partecipato ad importanti competizioni nazionali ed internazionali, collezionando più di una sessantina di podi, la maggioranza dei quali sul gradino più alto.
(da “ValsusaOggi”, 30-5-2016)

UN ATLETA CHE VALE!
Il 2016 è stato per Riccardo un anno, sportivamente parlando, di grandi soddisfazioni e risultati. Riccardo, classe 2002, pratica judo sotto la mia guida sin dall’età di 5 anni, e nel tempo ha accumulato una serie di risultati positivi con diverse decine di piazzamenti sul podio, dove è quasi più facile ricordare le poche volte nelle quali non vi è salito.

Riccardo Musso con il Maestro prof. Borgis

Il 2016 è stato un anno speciale anche perché Riccardo si è qualificato nella categoria Esordienti B (Under 14) kg. 81 per la finale nazionale che si è disputata ad Ostia il 4 giugno 2016. Nella finale Riccardo ha poi conquistato il 7º posto con una gara stupenda, anche tenendo conto del fatto che per lui si trattava di un esordio in una gara così importante.
Miglior atleta dell’anno per lo Sho Dan Alta Valsusa 2016, Riccardo mi ha così fornito punti importanti che mi hanno permesso di figurare fra i migliori 25 istruttori d’Italia ed entrare alla Scuola nazionale del Centro Olimpico di Ostia.
Bravo Riccardo, che al di là delle classifiche una medaglia importantissima l’ha già conquistata: quella della determinazione e dell’impegno!

Borgis Roberto

S. PIETRO APOSTOLO ROCHEMOLLES (2016)

IL RESTAURO DEL CAMPANILE DELLA CHIESA PARROCCHIALE

Nel tardo autunno è andato in porto il restauro del campanile della chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo. Da anni era un’opera necessaria, rimandata per la cronica mancanza di fondi. L’architetto Mauro Mainardi, sempre attento e sollecito per i problemi delle nostre chiese, ne aveva redatto il progetto comprendente il rifacimento della copertura e il restauro delle facciate ammalorate dalla pioggia che scorreva sulle pareti.
L’opera è stata affidata alla Ditta Sirio Costruzioni s.r.l., che lo ha compiuto con comune soddisfazione. È stato montato il ponteggio a norma di legge, smantellata la copertura esistente, rifatto il tavolato in larice, montato un telo antivapore, montati frontalini in rame e copertura in lose di Luserna con relativi colmi. Il tutto per una spesa di 12.000 Euro.
La precedente Amministrazione Comunale aveva già deliberato il contributo per coprire la spesa e l’attuale lo ha confermato, per cui il debito è saldato. Siamo grati per l’attenzione ai nostri problemi. Una tradizione di cui non ho trovato valide conferme direbbe che il campanile aveva una guglia come quelle dei campanili delfinali, guglia abbattuta poi da una valanga. Sarebbe bello trovare qualche documento in merito. Sul campanile si trovano tre campane. Le campane, prima di venire installate vengono benedette con solenne funzione e ogni campana ha una madrina. La campana maggiore reca la scritta:
«Sancta Emerentiana ora pro nobis. Sit nomen Domini benedictum - Christus regnat-imperat
- JPH DURAND SYNDIC- JPH PARRAIN - M.IE CATH. GARCIN MARRAINE AUG. - VALLORY PETRUS CURÈ - MIGLIARA FECIT TAURINI ANNI 1846».
La campana ha un diametro di 94 cm. e l’altezza di 80 cm.

La campana mezzana reca la scritta:
«GLORIATIBITRINITAS - Anno 1853».
Il diametro è di 65 cm., l’altezza di 50 cm.

La terza campana, la più piccola, ha la scritta:
«MATER DOLOROSA ORA PRO NOBIS - PARRAIN PIERRE SOUBEIRAN ADIOINT. MARRAINE  THERESE SOUBEIRAN - ANNO 1808».
Diametro cm. 50, altezza cm. 42.
(dallo studio dell’arch. Mainardi)

Il “Presepe diffuso” bissa il successo dell’anno passato

LE NOVITÀ ORGANIZZATE DALL’ASSOCIAZIONE “VIVI ROCHEMOLLES”

Se l’anno passato il successo del “Presepe diffuso” poteva essere scaturito, almeno in parte, dalla scarsità di neve che ha spinto i villeggianti a cercare soluzioni alternative allo sci, quest’anno, nonostante le piste affollate di gente, l’affluenza di pubblico a Rochemolles ha di gran lunga superato quella dell’edizione precedente. Dall’8 dicembre al 31 gennaio il “Presepe diffuso”, visitato da una quantità impressionate di turisti, allestito vestendo con i costumi locali manichini a grandezza naturale e posizionandoli in tutto il paese, ha portato per mano i visitatori a scoprire una delle perle di Bardonecchia: Rochemolles. Questo successo è dovuto alla crescita dell’Associazione e all’impegno sempre maggiore profuso dai soci non solo per organizzare ed ampliare il “Presepe diffuso”, ma anche per presentare e promuovere una serie di manifestazioni che hanno attirato molto pubblico nella borgata, pubblico che ha preso coscienza di due fattori importanti: Rochemolles è viva, e mantiene il fascino del borgo antico vero.
Su questi due cardini ha agito l’Associazione:
si è lavorato sulle tradizioni e sul passato millenario, con l’importante collaborazione di Alberto Trivero, attento ricercatore e studioso della storia di Rochemolles. Sono nati nuovi appuntamenti per turisti e residenti, che hanno animato il borgo raccogliendo un ottimo successo, testimoniato anche dai commenti più che positivi apparsi sui social network.

Il 31 ottobre, la Festa di Santi, come era vissuta tradizionalmente dagli abitanti di Rochemolles, con una interessantissima visita notturna guidata da Alberto Trivero che ha illustrato le varie tipologie di abitazioni, tracciando un profilo storico delle famiglie che le abitarono. La notte ha favorito l’instaurarsi di un’atmosfera intrigante su come era vissuta, dagli abitanti di Archamoura (Rochemolles in patois), la ricorrenza dei morti. A Capodanno, Ballando sotto le Stelle, una festa fuori dalle righe, all’aperto, che ha accomunato turisti e residenti per l’inizio del nuovo anno, animata fin dall’inizio da un buon numero di presenze a cui, dopo la mezzanotte, si sono aggiunte numerose persone arrivate dopo il cenone e il classico brindisi.
Il 6 gennaio, la Festa della Befana, dedicata in modo particolare ai bambini, con la Befana che ha distribuito caramelle, panettone e cioccolata calda, e per i meno piccoli vin brulé.
Novità di quest’anno, la discesa tirolese dal campanile, curata dalle guide alpine di Bardonecchia, che sono particolarmente sensibili al fascino di Rochemolles, della Befana e di una trentina di piccoli coraggiosi. Anche in questo caso grande partecipazione di pubblico, in modo particolare di famiglie.
Possiamo affermare, senza tema di smentita, che l’obiettivo, tra i molti che l’Associazione “Vivi Rochemolles” si era prefissata, di far rivivere il paese anche nel periodo invernale si sta concretizzando in modo entusiasmante. L’afflusso di persone che visitano la borgata sta crescendo, come anche quello degli scialpinisti e ciaspolatori che frequentano la valle.
Se da un lato questo ci inorgoglisce un po’, dall’altro ci spinge a migliorare ancora per i prossimi appuntamenti a cui, naturalmente, siete tutti invitati.
Angela Ventricelli

51º MOTO RADUNO “STELLA ALPINA” E 85º ANNIVERSARIO DEL PICREAUX
Celebrazione alpina al Picreaux

Nella Valle di Rochemolles si è svolto un doppio evento: il 51º Moto Raduno “Stella Alpina” e l’85º anniversario del Picreaux. Tale località, sita su un falso piano dopo la diga, è divenuta un luogo commemorativo per la tragedia abbattutasi su un gruppo di Alpini impegnati in un’esercitazione, travolti da una serie di valanghe tra il 26 e 27 gennaio del 1931.
Alle 15 di sabato 9 luglio è stato allestito un Campo Base al Picreaux, dove si è tenuto un pomeriggio di grigliata e musica, mentre alle 20 il gruppo musicale “I Fafiuké” si è esibito in concerto.
Alle 9,30 di domenica 10 luglio, presso la chiesa di S. Ippolito è stata impartita la benedizione alle moto intervenute per il Raduno, seguita da una sfilata per le vie del paese, che si è conclusa con la salita al Colle del Sommeiller.
Alle 11,30 presso il cippo del Picreaux si è tenuto un momento celebrativo a ricordo degli Alpini periti nel 1931; a seguire polentata per tutti a cura del Gruppo Alpini bardonecchiese.
Luisa Maletto

SAN PIETRO - Festa Patronale


SANTA EMERENZIANA A 310 ANNI DAL VOTO DEL 1706
Festa patronale, domenica 3 luglio: il gruppo in costume con il Vicesindaco prof.ssa Chiara Rossetti. La Messa patronale del 3 luglio: il sig. Amprimo di Bussoleno ricorda don Filiberto Vallory.

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio del 1706 a Rochemolles, allora Comune, cadde una serie di valanghe che seppellì quasi i due terzi del paese. Coloro che si salvarono si recarono in chiesa per implorare Dio di arrestare quel flagello che ancora minacciava per le continue ed abbondanti nevicate. Tutti i presenti promettevano di perpetuare un voto solenne a Santa Emerenziana, segnata in calendario il 23 gennaio, giorno in cui cadde un’altra valanga.

Priore di Santa Emerenziana 2017: Irene Medail ed Emanuela Barra Guillaume.

Questo voto fu formalizzato con un atto pubblico dall’allora Sindaco Francesco Vallory, dal Parroco Jean Faure e da ben 56 capifamiglia.
L’atto, scritto in francese, fu consegnato a Monseigneur George Fantin,Abbé et Prevost de St. Laurent d’Oulx. I nativi di Rochemolles non si sono dimenticati di questa promessa e sabato 23 gennaio è stata celebrata la festa votiva, presso la chiesa parrocchiale di S. Ippolito, alle ore 10,30 con la Santa Messa, la lettura del Voto e la distribuzione del pane benedetto. Priore dell’anno erano le signore IreneMedail e Emanuela Barra Guillaume, le quali, con lodevole iniziativa, hanno voluto dare lustro alla funzione indossando il costume antico di Rochemolles, e non solo il foulard rosso, come si faceva gli scorsi anni. 
L’iniziativa ha riscosso naturalmente il più vivo consenso e speriamo si possa ripetere nei prossimi anni.
l.m.
27 e 28 agosto 2016
“GLI ARTISTI A ROCHEMOLLES. UNA MONTAGNA DI ARTE, TRUCIOLI E SAPORI” - 2ª EDIZIONE
Un successo, una conferma.
La manifestazione, proposta sempre dall’Associazione Vivi Rochemolles, ha rinnovato il successo della prima edizione: grande partecipazione di artisti e ancor più grande partecipazione di pubblico che ha affollato allegramente la bella borgata nelle due giornate, ammirando l’attività degli scultori, pittori, musicisti, fotografi e artigiani presenti. Domenica, il ristorante itinerante, allestito in sette tappe, alla riscoperta dei sapori della tradizione, nei cortili delle case messi a disposizione dai proprietari, ha superato ogni ottimistica previsione costringendo gli organizzatori a chiudere, con rammarico, le iscrizioni senza poter soddisfare tutte le richieste.
L’antico Comune di Rochemolles, oggi frazione di Bardonecchia, si è dimostrato un palcoscenico ideale per una manifestazione che ha posto al centro dell’attenzione sapori e attività legati alla montagna ed a suoi abitanti. I piatti della tradizione culinaria locale hanno affascinato il pubblico, che ha dimostrato un alto gradimento.
A questo punto non rimane altro da fare che aspettare la terza edizione: l’Associazione Vivi Rochemolles assicura che “Gli Artisti a Rochemolles. Una Montagna di Arte, Trucioli e Sapori” vi stupirà ancora.
a.v.
18º RENDEZ-VOUS “4X4 PRIMA NEVE” AL COLLE SOMMEILIER
Puntuale come sempre, lo “Sporting Club Bardonecchia 2006” ha organizzato per domenica 11 settembre il 18º Raduno di fuoristrada “4x4 Prima Neve” oltre i 3.000 metri al Colle del Sommeiller. Il ritrovo è fissato a Campo Smith alle ore 8,30 per la registrazione dei partecipanti e dei mezzi; partenza alle ore 9. Il percorso si è snodato attraverso la Valle di Rochemolles fino a raggiungere il Colle.
Un gustoso pranzo rustico si è consumato presso la Baita di “Lele” in località Scarfiotti, dove si è tenuta anche la premiazione con la consegna dei diplomi con l’altitudine raggiunta.
l.m.
UN PICCOLO MIRACOLO DELLA NATURA: UVA A ROCHEMOLLES!

Nel corso della riuscitissima festa del 31 ottobre a Rochemolles, prima edizione de “Anche i Santi si divertono”, promossa dall’Associazione “Vivi Rochemolles”, troneggiava insieme ai prodotti locali dell’uva bianca! Incredibile! Uva a 1.619 metri? Sì, non è uno scherzo. Il viticoltore è Domenico Pagnotto, originario del Cilento (prov. di Salerno), da 46 anni villeggiante nella piccola frazione. Nel 1975 acquistò una casetta nel centro della frazione e da allora iniziò a ristrutturarla, creando anche un bel giardino con frutteto. Naturalmente saliva a Rochemolles solo per le vacanze, anche perché era occupato a Torino in ferrovia. Ma dal 2003, anno in cui a Rochemolles tornò l’abitabilità con la realizzazione del paravalanghe, Pagnotto, andato nel frattempo in pensione, iniziò a risiedere in maniera quasi stabile anche in inverno.
Nella primavera 2014, forse stimolato dal cambiamento del clima, l’intraprendente viticoltore piantò nel suo frutteto un vitigno di uva bianca.Nel 2015 purtroppo i rami estremi della vite furono colpiti dal gelo. Ma nella primavera di quest’anno la vite ha prodotto ben dieci grappoli, senza alcun trattamento particolare.
Verso l’inizio di ottobre Pagnotto, per paura di una gelata improvvisa, ha “vendemmiato”.
«Ho fatto bene a raccogliere i grappoli – racconta con soddisfazione –, perché il 14 ottobre scorso è caduta tantissima neve. L’uva era un po’ aspra, ma si poteva mangiare. Ne ho avanzato un po’ per esporla in occasione della festa». Così, con lo stupore del numeroso pubblico accorso ai festeggiamenti, l’uva è stata molto fotografata. Domenico Pagnotto, classe 1930, è un personaggio molto noto in Bardonecchia, non solo per la sua passione per la montagna, ma è un componente del Gemellaggio Bardonecchia-Modane-Fourneaux, ed essendo anche un ottimo fotografo, tutti gli incontri transfrontalieri sono immortalati dai suoi scatti. Non ha mai mancato ad una Marche Alpine.
l.m.

18/09/17

Dall'Archivio Parrocchiale 2016


BATTESIMI 2016
– D’AURIA Emanuele, di Vincenzo e Serpi Manuela, il 14 febbraio.
– SIGNORINI Matteo, di Mario e Maiocco Marianna, il 19 marzo.
– RUSCICA Francesco Paolo, di Massimo e Barneaud Paola, il 26 marzo.
– ALLIZOND Edoardo, di Francesco e Sogno Barbara, il 26 marzo.
– QERIMI Saimon, di Sokol e Qerimi Aferdita, il 26 marzo.
– QERIMI Tea, di Sokol e Qerimi Aferdita, il 26 marzo.
– BILLAI Sofia, di Piero e Pinna Marchesina, il 26 marzo.
– CARETTA Francesco, di Marcello e fu Traversino Anna Rosa, il 26 marzo.
– OSOBA Peter, di Emmanuel e di Justine, il 26 marzo.
– PASSERONE Sofia, Laura, Maria, di Marco e Boita Monica, il 28 marzo.
– ROMANINI Lucia, di Roberto e Pennaroli Maurizia, il 6 aprile.
– GUIGUET Giovanni, di Cesare e Fioratti Romina, il 1º maggio.
– FAUGERA Riccardo, di Giuseppe e Simiand Valentina, il 21 maggio.
– BEGNIS Melissa, di Gabriele e Lami Sabrina, il 22 maggio.
– CANTONE Giorgio, di Livio e Carosi Paola, il 25 giugno.
– BOMPARD Maria Elisabetta, di Mauro e Prato Silvia, il 23 luglio.
– ANGLADE Pietro, di Vincenzo e Franco Loiri Chiara, il 6 agosto.
– ROSSO Carlo, di Paolo e Vesuviano Elena, il 3 settembre.
– DEBOLI Giorgia, di Gianluca e Temil Federica, il 17 settembre.
– PACELLO Nicolò, di Andrea e Vallory Marta, il 15 ottobre.
– PAGLIALUNGA Francesco, di Stefano e Squarzanti Michela, il 18 febbraio 2017.
– REYNALDI Simone Maria, di Francesco e Bardesono Francesca, il 25 marzo 2017.
– MONTABONE Giulio, di Vittorio e Simiand Cristina, il 26 marzo 2017.


PRIME COMUNIONI (domenica 8 maggio 2016) - BARNEAUD Elisa, BARNEAUD
Federico, BOMPARD Martina, BONANNI Giorgia, CARULLI Edoardo, CLARETTO Nicole,
FIORI Daria, MALLEN Sara, MANTELLO Lorenzo, MORABITO Enrico, NERI Alessandro,
QUAGLIA Camilla, ROSSETTI Aurora, SIBILLE Andrea, SIGNORIN Lorenzo, TASSONE Valentina,
TIGNONE Daniele, VELTRI Matteo. (foto DGWeb)

CRESIME (domenica 8 maggio 2016) - BADO Greta, BOMPARD Lorenzo, CORSO Elena,
FIORI Claudia, GENOSO Edoardo, GINI Luca, GHIVARELLO Simona, L’ALA Stefano, MAIORANA
Alessio, MASSET Giorgia, MUSSO Riccardo, SASSO Lorenzo, SIMEONI Marta, SIMIAND
Chiara, TIGNONE Mirko, TOURNOUD Yaremi, VILLANOVA Alessandro. (foto DGWeb)



I nostri Pellegrinaggi (2016)


... al Santuario della Consolata di Torino
Il 2016 è anno bisestile e don Franco ha pensato di dedicare questo giorno di vita in più da vivere promuovendo, lunedì 18 gennaio, un breve pellegrinaggio della Vicaria di Bardonecchia al Santuario della Consolata di Torino.
Al mattino si è ascoltata una interessante conferenza sugli ex voto, quindi si è visitata la galleria, completamente tappezzata di artistici quadretti che immortalano le grazie ricevute dalla Vergine, le ampie ed artistiche sacrestie del Santuario e, per i più volonterosi, l’ascensione al campanile romanico: eccezionale il panorama di Torino e la simmetrica disposizione delle vie e delle piazze della città, delimitata dal percorso del Po e della collina che si può ammirare dalle bifore e trifore della costruzione che si erge maestosa sul capoluogo piemontese.
Alle 12 è stata celebrata la Santa Messa in Basilica; quindi è stato servito il pranzo nell’austero refettorio in cui il clero, ai tempi in cui il Rettore del Santuario era il canonico Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata, consumava i pasti. Al termine, dopo aver gustato un buon caffè nello storico locale del “Bicerin”, siamo tornati in Basilica, dove un’esperta conoscitrice della storia del Santuario ci ha illustrato nei minimi particolari le varie evoluzioni dell’edificio e ci ha pure raccontato l’episodio del cieco di Briançon che dalla chiesa di Pozzostrada ebbe una visione della cripta del Santuario, dove, subito dopo, il Parroco ci ha riuniti per la recita del Rosario, a cui è seguito il canto delle Litanie Lauretane.
La giornata è volata via veloce e – tornati sul pullman che ci riporta a Bardonecchia – tutti attendono con ansia i prossimi pellegrinaggi estivi.

... al Santuario “Regina Pacis” di Fontanelle di Boves
Il 18 maggio 2016 ha luogo il pellegrinaggio mariano che è molto ricco di visite, infatti oltre al Santuario di Fontanelle di Boves, in cui avremo modo di lucrare l’indulgenza giubilare, è prevista pure la visita al Santuario della Medaglia Miracolosa di Mellana e a quello della Madonna dei Boschi, sempre a Boves. Dopo il pranzo, il pomeriggio verrà dedicato alla visita turistica della città di Cuneo.
Al Santuario di Mellana. (foto L. Tancini)
Il percorso Bardonecchia-Cuneo, tutto in autostrada, è assai scorrevole e si giunge a Boves con un certo anticipo sulla tabella di marcia per cui si compie subito la visita a Mellana. Il Santuario di Mellana di Boves, dedicato all’Immacolata, che viene anche indicato come il Santuario della Medaglia Miracolosa, è sito sulla destra orografica del fiume Gesso. La chiesa, in stile barocco, è a croce greca e rappresenta un raro gioiello di arte e di buon gusto. Il presbiterio è ornato da grandi stucchi che illustrano i privilegi della Vergine, che viene riprodotta nello stesso modo della “Medaglia” di Parigi di rue du Bac, con ai suoi piedi l’ebreo Alfonso Ratisbonne. Oggi è adornata da una grande corbeille di rose bianche.
Degni di nota sono di Marco Rissone anche i due altari laterali dedicati a San Giuseppe e San Pompilio Pirrotti, protettore degli studenti.
L’edificio sacro è sorto per lo zelo di don Giuseppe Garvagno, ed è il primo Santuario italiano dedicato “alla Vergine dei Raggi”. La prima pietra venne posta nel 1902, quando don Garvagno aveva solo 27 soldi in tasca. La sua consacrazione avvenne nell’anno successivo, mentre il campanile è del 1946. Dopo un momento di raccoglimento e di preghiera si è visitato il piccolo Santuario passando attraverso l’ambulacro retrostante l’altare maggiore.
In processione diretti alla Porta Santa

del Santuario di Fontanelle di Boves. 
(foto L. Tancini)
Tenuto conto che il 2016 è l’Anno Santo straordinario della Misericordia, don Franco ha proposto quale meta principale del pellegrinaggio del 18 maggio il Santuario “Regina Pacis” di Fontanelle di Boves con la sua Porta Santa. Scesi dal pullman siamo subito stati colpiti dalla maestosità dell’edificio sacro sul cui frontespizio campeggia la frase “A Maria Regina della Pace”.
Prima di fare il nostro ingresso in chiesa, il Parroco ha riunito i pellegrini nell’ampio piazzale antistante l’edificio sacro e processionalmente, cantando le litanie dei Santi, siamo entrati nel Santuario attraverso la Porta Santa, recitando le preghiere prescritte per lucrare l’indulgenza plenaria.
Il Santuario “Regina Pacis” è fra i maggiori dei Piemonte, fu progettato dall’architetto Pier Giuseppe Mazzarelli, lo stile è barocco-rinascimentale. L’edificio sacro venne iniziato nel 1924 e successivamente fu consacrato nel 1938; fu don Agostino Pellegrino l’ideatore che lo volle Tempio votivo ai Caduti di tutte le guerre. Il titolo di “Regina Pacis” gli fu attribuito da don Pellegrino dopo il primo conflitto mondiale. L’interno della grande basilica è dominato dalla statua della Regina della Pace che in origine era l’Ausiliatrice; l’incoronazione a “Regina Pacis” avvenne nel 1939 e l’effige della Vergine fu portata in tutto il Cuneese in occasione della Peregrinatio Mariae del 1948 tenutasi a conclusione del conflitto mondiale.
Molto raccolta è stata la celebrazione della Santa Messa officiata da don Franco che nell’omelia ha sottolineato sia la misericordia di Dio sia il significato della Porta Santa e dell’Anno Giubilare.
Ci siamo quindi ritrovati nell’accogliente sala da pranzo del ristorante che dista pochi passi dal Santuario. Tutti i pellegrini hanno dimostrato di apprezzare il menù ricco di molte portate, la cortesia dei camerieri, la cura con cui sono state preparate le vivande e la celerità del servizio.
Al dessert siamo stati raggiunti dalle guide, che ci hanno condotto al Santuario della Madonna dei Boschi o della Neve, come i bovesani sono soliti chiamarlo confidenzialmente. È sicuramente il centro spirituale storico di Boves e lo stile romanico della parte più antica ne è la conferma. Alcuni cultori di storia locale fanno risalire la costruzione al XII-XIII secolo ad opera dei Benedettini. Intorno all’anno 1200 Santa Maria dei Boschi apparteneva all’abbazia di Pedona. Tutti noi non abbiamo potuto trattenere il nostro stupore nell’ammirare gli affreschi totalmente restaurati che rivestono le pareti e la volta della cappella; sono raffigurate scene bibliche ed evangeliche. Di grande effetto è il Giudizio Universale, la Passione di Cristo, le virtù e la gloria di Maria che trova spazio nell’ampliamento dell’edificio del 1700. Di dubbio gusto è l’altare moderno che è stato inserito nella parte più recente del Santuario.
Con gli occhi pieni di tutte queste bellissime scene religiose, ci trasferiamo velocemente a Cuneo dove ci attende una città bellissima con via Roma totalmente restaurata e trasformata in un grande salotto a cielo aperto. In piazza Tancredi Galimberti, universalmente conosciuta come “Duccio Galimberti”, la guida ci ha riuniti all’ombra del monumento eretto in onore del conte Giuseppe Barbaroux e ci ha narrato le origini di Cuneo che sorge su una lingua di terra fra i fiumi Gesso e Stura, luogo, per quei tempi, praticamente inespugnabile. La nostra curiosità di conoscere chi era il conte G. Barbaroux viene subito appagata, il N. H. fu uomo di spicco per quei tempi: giureconsulto, diplomatico – ha infatti rivestito importanti incarichi nel Regno Sardo-Piemontese –, nacque a Cuneo il 6 ottobre del 1772 e morì a Torino il 2 maggio 1843. Ci avviamo verso via Roma, ora area pedonale. Visitiamo il Duomo dedicato a Santa Maria del Bosco, il particolare ingresso è dovuto alla necessità di raccordare il vecchio edificio con i nuovi portici di via Roma.
Ci sono oltre 21 edifici ristrutturati e restaurati ai lati della via con i fondi della Comunità Europea. Certamente non possiamo citarli tutti, ma almeno alcuni quali, ad esempio, “Casa Ventre” del XV secolo con lo stemma delle famiglie Farina Quaglia, le monofore con decorazioni pittoriche attorno alle finestre ogivali. Il Palazzo della Torre risalente ai secoli XIV-XIX con l’affresco che riproduce l’orologio e, nelle lunette, le fasi lunari. Per concludere, il Palazzo Lovera di Maria del XVIII secolo, dove il conte Angelo fece murare sullo scalone del palazzo la lapide in cui si ricorda che in questa magione, nel 1515, il nobile Raffaele Lovera aveva ospitato Francesco I Re di Francia e successivamente, nel 1809, Pio VII, prigioniero di Napoleone, si era affacciato dal balcone ed aveva impartito l’apostolica benedizione ai cuneesi.
Conclusa la visita, i pellegrini si sono ritrovati al bar pasticceria Arione per sorbire un eccellente caffè ed acquistare le celebri praline al rum: i “cuneesi”; anche Hemingway aveva fatto sosta in questo locale in occasione di un suo viaggio a Cuneo, come testimoniano le storiche fotografie esposte in vetrina.
Un po’ stanchi, ma con tanta gioia nel cuore, i pellegrini, saliti sul pullman per fare rientro a Bardonecchia, si sono riproposti sia di ritornare al Santuario di Mellana ed anche di ritrovarsi nuovamente insieme in occasione del prossimo pellegrinaggio di luglio ad Annecy, sui passi di San Francesco di Sales e di Santa Giovanna di Chantal. 

... al Santuario Diocesano
della Madonna del Rocciamelone di Mompantero

Anche quest’anno la Vicaria di Bardonecchia partecipa alla funzione serale della novena dedicata alla Madonna del Rocciamelone. L’evento nel 2016 è più solenne del solito, infatti il Santuario ha la  seconda Porta Santa della Diocesi, per cui i pellegrini che partecipano, alle condizioni prescritte dalla Chiesa, possono ottenere i benefici dell’indulgenza giubilare. A sottolinearne l’importanza, sul piazzale del Santuario ad accoglierci c’è Monsignor Alfonso Badini Confalonieri, Vescovo di Susa.
Don Franco, fatti posizionare i pellegrini su due file, come avviene per tutte le processioni, recita le preghiere previste e si entra nel Santuario attraversando la Porta Santa. È un momento di intensa emozione spirituale sia per l’ora in cui le tenebre rivestono ogni cosa sia per il canto e il suono dell’organo.
Sua Eccellenza presiede la Celebrazione Eucaristica a cui, oltre al Parroco, concelebrano don Giorgio, don Paolo e mons. Vindrola, ed è presente il Diacono permanente Antonio Piemontese.
L’omelia del Vescovo è molto chiara e le sue parole entrano nel cuore di ognuno di noi e ci forniscono lo spunto per meditare ed approfondire sia la benevolenza della Vergine Maria sia la Misericordia di Dio.
La celebrazione prosegue con un coro di lodi che si innalzano da noi alla vetta del Rocciamelone.
Conclusa la Santa Messa, un ultimo inno alla Vergine del Rocciamelone e quindi il rientro a casa.

... a Notre Dame du Chârmaix
Giovedì 8 settembre si conclude il programma estivo dei pellegrinaggi di Bardonecchia.
È una splendida giornata: il sole splendente nel cielo azzurro e l’aria tersa e frizzante del mattino
favoriscono la buona riuscita dell’iniziativa.
Come da alcuni anni a questa parte il programma della giornata prevede, in mattinata, una sosta a Susa per la visita della Città Monumentale; pranzo al Colle del Moncenisio presso l’Hotel “La Savoia” e la conclusione presso il Santuario dello Chârmaix.
Il gruppo dei pellegrini alla chiesa di 

S. Francesco di Susa. (foto D. Pagnotto)
In questo Anno Giubilare il Parroco, con grande spirito pastorale, fa iniziare la giornata sul piazzale antistante la Cattedrale di San Giusto, duomo della città di Susa e dotato della prima Porta Santa  aperta in Diocesi, con il canto del Credo, la recita del Padre Nostro e il canto delle litanie dei Santi, per fare lucrare a tutti i pellegrini l’indulgenza plenaria. Il tempio appare scuro anche per il contrasto con la luminosità dell’esterno.
In seguito le guide turistiche ci prospettano il percorso storico di Susa. Suddivisi in due gruppi, a motivo dell’elevato numero dei partecipanti, si attraversa l’Arco di Augusto dopo averne ammirato i bassorilievi che suggellano il patto di alleanza stretto fra il Re Cozio e i Romani, si è quindi visitato l’Anfiteatro Romano, per poi concludere la visita nella chiesa di San Francesco.

Di fronte alla Porta Santa della Cattedrale di S. Giusto a Susa. (foto D. Pagnotto)
A mezzodì si giunge al Colle del Moncenisio dove la natura ci regala uno spettacolo superbo: il lago è di colore blu intenso, l’aria è cristallina, ma non fredda, ed il cielo è luminoso e turchino. Come sempre il pranzo è ottimo e il panorama che si gode dalle vetrate dell’hotel è incomparabile e fa risultare la trota e la tarte aux myrtilles assai più gustosi del solito.

Al Moncenisio in una splendida 
giornata di sole. (foto D. Pagnotto)


Alberto Micai, con la croce, guida la processione diretta al Santuario dello Chârmaix. (foto D. Pagnotto)

Verso le 15, arrivati allo Chârmaix, ci prepariamo a vivere la parte spirituale, quella più importante della giornata: incolonnati in doppia fila, preceduti dalla croce processionale, inizia la recita del Rosario, così facciamo il nostro ingresso nel minuscolo Santuario dove, conclusa la recita della corona, vengono cantate le litanie Lauretane e i Vespri, e infine celebrata la Santa Messa.
L’ambiente della montagna dove sorge il Santuario dello Chârmaix è selvaggio, infatti l’edificio è arroccato alla parete impervia della montagna che strapiomba sul torrente impetuoso, che precipita a valle in fondo ad un orrido abisso. Fin dai tempi più antichi esisteva una grotta in cui era collocata la statua della Vergine. Gli abitanti di Modane, per dare una più degna sistemazione alla statua, decisero di trasportarla in paese e di posizionarla su di un altare della chiesa. La leggenda però narra che durante la notte la statua sparì e fu ritrovata nella grotta dello Chârmaix. Fu quindi costruita una edicola vicino alla grotta.
All’inizio del XV secolo fu sostituita con una piccola cappella. Nel 1715 il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II fornì i fondi per la costruzione del ponte e del Santuario. Nel XIX secolo l’edificio fu arricchito di altare laterale.
Nel 1920 la popolazione di Modane offrì la statua in bronzo che sovrasta la costruzione. Il ritorno attraverso il tunnel del Frejus è veloce e nei nostri cuori c’è un velo di malinconia per le belle giornate trascorse insieme durante questa estate ed il pensiero, se Dio vorrà, di trascorrerne altre nel 2017.

Pellegrinaggio al Santuario di S. Francesco di Sales  ad Annecy 
(di Danilo Calonghi)
Mercoledì 27 luglio è una bella giornata, che iniziamo di prima mattina ritrovandoci sulla piazza del mercato dove ci attende il pullman che ci porterà alla città di Annecy. Don Franco è solito ripetere che in questi pellegrinaggi c’è sempre un “quadro” e una “cornice”, e che entrambi sono importanti perché tutto riesca bene. In questo caso la cornice è la bella città della Savoia, con le sue case in stile, i monumenti, i vicoli e il lago navigabile, il quadro è la basilica della Visitazione, la chiesa che domina la città e accoglie le reliquie di San Francesco di Sales e di Santa Giovanna di Chantal. Per la sua importanza e il gran numero di pellegrini che accoglie il santuario, durante l’Anno Santo della Misericordia voluto da Papa Francesco è stata aperta una Porta Santa.
Durante il viaggio ci prepariamo ad entrare in un clima di preghiera con il canto delle lodi e qualche lettura sul Santo Vescovo e Dottore della Chiesa, vissuto fra il 16º e il 17º secolo ma ancora molto attuale per i suoi insegnamenti. Nato a Sales, in Savoia, primogenito di famiglia nobile, dopo gli studi in legge a Parigi e Padova, decise di non intraprendere la carriera forense ma diventare sacerdote e nel 1599, a soli 32 anni, fu scelto come coadiutore del Vescovo di Ginevra, incarico che dal 1602 svolse a pieno titolo. Erano anni difficili per la Chiesa cattolica, segnati dalla riforma protestante che in Svizzera ebbe la massima espressione nei seguaci di Calvino: la città era in mano ai calvinisti, e Francesco trasferì la sede vescovile ad Annecy per proseguire il suo ministero. Uomo di grande dottrina e rettitudine, si dedicò in modo particolare alla predicazione, e oltre ai suoi discorsi ispirati è noto per i “manifesti”, brevi volantini scritti con una sintesi efficace, che affiggeva ai muri o faceva scivolare sotto le porte delle case, con i quali raggiungeva anche chi non frequentava la chiesa.
Questo suo modo di raggiungere vicini e lontani gli valse la nomina da parte di Pio XI a patrono dei giornalisti e degli scrittori cattolici, e anche Don Bosco lo scelse nel 1859 come patrono della sua Congregazione.
Arriviamo al santuario poco prima delle 10, e in processione, al canto delle litanie, attraversiamo la Porta Santa, questo segno giubilare che esprime in modo visibile il passaggio da “fuori” a “dentro”, la conversione che sempre deve accompagnare la vita del cristiano, non soltanto durante gli Anni Santi.
Accanto all’altare maggiore della basilica riposano le spoglie mortali di San Francesco di Sales e di Santa Giovanna Francesca de Chantal, la nobildonna che nel 1610 fu cofondatrice dell’Ordine delle monache visitandine e prima madre superiora. Durante la Messa poniamo sull’altare le nostre intenzioni, ricordiamo i nostri familiari e facciamo una preghiera particolare per la Francia ferita. Soltanto ieri, 26 luglio, mentre molti di noi erano in pellegrinaggio a piedi verso la Cappella di Sant’Anna al Bramafan, in Normandia due jihadisti hanno aggredito e ucciso crudelmente padre Jacques Hamel, un sacerdote 85enne, che stava celebrando la Messa del mattino a Saint-Étienne-du-Rouvray. Non è la prima volta che il terrorismo islamico colpisce questo Paese, che ha eletto laicità e tolleranza come suoi valori fondanti, ma per la prima volta questo attacco avviene in una chiesa, durante una celebrazione, contro un consacrato. Con commozione la nostra preghiera va a questo martire del 2016, che speriamo sia presto glorificato anche in terra, perché ci protegga e protegga il suo tormentato Paese.
Dopo la Messa ritorniamo in paese e le guide turistiche ci raggiungono per accompagnarci lungo i viottoli e i canali: vediamo il Palais de l’Isle, al centro di un canale, la Catte34 drale di Saint-Pierre, i portici e i negozi delle strette vie centrali, prima di fermarci per il pranzo tutti insieme a base di specialità locali.
Il pomeriggio è dedicato allo svago: ci dividiamo fra quelli che fanno il giro del lago in battello e chi rimane a passeggiare fra strade e giardini.

17-19 agosto 2016: Pellegrinaggio a Chartres 
(di Guido Alimento)
Dopo un percorso di circa settecento chilometri, il nostro pullman ha lasciato l’autostrada portandosi su una route national. La segnaletica indicava che la distanza fino a Chartres si era ridotta ad appena trentasette chilometri. Poco dopo, un’apparizione: le torri campanarie della Cattedrale si presentavano in controluce; dapprima in lontananza, poi pian piano sempre più vicine. A quel punto sembrava che fosse la nostra meta a venirci incontro.
La Porta Santa di Chartres 
(foto Guido Alimento)
La stessa sensazione, credo, provata dai pellegrini che nel Medioevo si dirigevano verso Chartres. Fin dall’876, quando il re dei Franchi Carlo il Calvo donò una reliquia della Madonna, Chartres divenne la meta religiosa più importante di Francia. Si trattava della veste che Ella avrebbe indossato alla nascita di Gesù; miracolosamente sopravvissuta a un disastroso incendio, fu dispersa durante la Rivoluzione Francese. Oggi rimane un pezzo di stoffa, conservato in una cappella laterale della basilica.
Dopo aver percorso a piedi strette viuzze di impronta medioevale, la Cattedrale è apparsa all’improvviso in corrispondenza di uno slargo. Quale sorpresa! Il tramonto impresso sulla facciata manifestava l’importanza che ebbe la luce nella concezione rivoluzionaria dello stile gotico. «Io sono la luce del mondo», proclama Gesù nel Vangelo secondo Giovanni. Per facilitare l’irruzione dei raggi solari all’interno della basilica le fiancate laterali vennero alleggerite per far posto alle vetrate. Mentre all’esterno i contrafforti mantenevano l’edificio in condizione di staticità.
Venne eretta tra il 1194 e il 1220, un tempo incredibilmente breve per l’epoca, vista anche la grandiosità dell’opera. La costruzione precedente era stata distrutta da un incendio.
La comunità di Chartres reagì efficacemente a questo choc. Fu un atto di volontà, ma soprattutto di fede. Una fede che oggi sembra perduta, ma che rivive nel cuore dei pellegrini in visita alla basilica.

Una parte del gruppo con la guida turistica. Sullo sfondo le due guglie della Cattedrale.
(foto G. Alimento)

Contemporaneamente alla fede, altrettanto potente è la forza della ragione: l’architettura gotica si basa su rigide proporzioni geometriche. L’interno è progettato non solo affinché la luce penetri attraverso le vetrate, ma anche come cassa di risonanza per la musica e il canto. Si resta stupiti dinanzi all’accuratezza della costruzione, una razionalità al servizio della fede. Alla base, l’idea di Dio architetto del mondo; il Suo pensiero, reso visibile mediante la geometria, penetra nella realtà materiale attraverso la vibrazione  e la risonanza; la musica è l’arte che rende udibili le vibrazioni. Alla base c’è il pensiero di Sant’Agostino, Pitagora e Platone. Le alte navate facilitano la pratica e l’ascolto della musica. A questo proposito i vocalizzi di una guida hanno lasciato sensazioni indelebili. In realtà la Cattedrale è un’opera d’arte globale che comprende architettura, scultura e immagine colorata (le vetrate). La materia (pietra e vetro) è stata trattata in modo da proiettare l’edificio fuori dal mondo; da parte sua, anche la musica è immateriale. In quel modo viene rappresentata sulla terra la Gerusalemme Celeste, che coincide col Regno di Dio nell’Aldilà.
Alla sua realizzazione contribuirono artisti e artigiani di grande valore. Ma la regia, visti la novità architettonica (completamente diversa dal Romanico) e lo straordinario equilibrio tra le diverse componenti, doveva essere a livelli più alti. Tutto lascia trasparire un sapere di valore eccezionale. Secondo alcuni, l’ispiratore segreto fu Pierre Suger, l’abate di St. Denis (presso Parigi), realizzata alcuni decenni prima. Vista poi la rapidità con cui l’edificio fu portato a termine, è probabile il sostegno finanziario dei Templari. In effetti la coda di rondine, effigie di quell’Ordine, è presente su diverse vetrate. Sostituendo gli affreschi che adornano le chiese romaniche, le vetrate prevalentemente blu irraggiano l’interno di luce celeste.
La selva di sculture, che decorano i portali, rappresenta scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Le figure appaiono molto allungate, in sintonia con l’orientamento verticale del complesso; ricordano, contemporaneamente, la forma dei personaggi dipinti sulle icone bizantine.
È impossibile perdersi nel labirinto posto in corrispondenza della navata centrale, in quanto una sola è la via che conduce a Dio. Un particolare rende l’idea della raffinatezza della costruzione: in coincidenza con la festa dell’Assunzione le sfaccettature colorate della vetrata dove è posizionata Maria vengono proiettate al centro del labirinto.

La cripta è l’unico spazio della basilica rimasto indenne dall’incendio del 1194. Lì iniziava il percorso mariano a Chartres. Gli ambienti, ramificati nei sotterranei, appaiono quasi neri; rimangono soltanto tracce di affreschi cancellati dalla fuliggine. Dietro all’altare dove abbiamo assistito alla Messa mattutina celebrata da don Franco c’è la statua di Notre Dame sous terre, che ha sostituito una Madonna Nera bruciata durante la Rivoluzione. Poco distante dalla cappella si trovava un pozzo, oggi essiccato, la cui acqua veniva ritenuta non soltanto terapeutica, ma anche miracolosa.
Dopo le visite, impegnative per la mente, a quel capolavoro estremamente complesso che è la Cattedrale, ci ha rilassati la passeggiata attraverso il quartiere che la circonda. Ci siamo soffermati dinanzi a edifici assai caratteristici mentre il fiume Eure scorreva tranquillo accanto a noi, fiancheggiato da aiuole fiorite.
Nel pomeriggio abbiamo lasciato Chartres portandoci insensibilmente verso il bacino della Loira. Dopo una sosta a Bonneval, un villaggio fiorito anch’esso circondato dall’acqua, abbiamo raggiunto il castello di Chateaudun.
Costruita su uno sperone roccioso affacciato sulla Loira, la torre cilindrica (non priva di severa bellezza) tradisce l’origine militare del complesso. Era circa il 1170; nei secoli successivi furono realizzate la Sainte Chapelle (che accoglie magnifiche sculture marmoree) e le due ali, poi allungate e sopraelevate.
Si era ormai in pieno Rinascimento, quando l’uomo conquistò il centro dell’attenzione.
Ammirando le sale magnificamente decorate anche con arazzi, le cucine sovrastate da archi ogivali, la sala da bagno già dotata di acqua corrente calda, ci si rende conto che l’uomo e il suo benessere anche corporeo hanno sostituito la centralità di Dio che aveva ispirato la Cattedrale di Chartres.
Ma quella sagoma inconfondibile si è ripresentata all’improvviso durante il tragitto di ritorno verso la città. Un invito, in certo senso, ad avvicinarla nuovamente.
La sera stessa, dopo cena, abbiamo gustato i giochi di luce e colore proiettati sulla sua facciata e sulle pareti laterali. Alcuni, forse, in contrasto con la severa semplicità delle sue forme e delle sue strutture. Quindi abbiamo percorso su un trenino turistico più o meno lo stesso itinerario lungo il fiume e la città vecchia effettuato a piedi verso la fine della mattinata. Ammirando per l’ultima volta la silhouette della Cattedrale, da questo lato illuminata con mano leggera.
La mattina dopo ci siamo diretti verso Orleans, in un certo senso la capitale di questa regione bagnata dalla Loira. Pur ricca di decorazioni e opere d’arte, la Cattedrale gotica non ha la purezza primigenia di Chartres.
I monaci dell’Abbaye Fleury di 
Saint-Benoît-sur-Loire si avviano 
all’altare per ricevere la Comunione. 
(foto G. Alimento)

Qui tutto parla di Giovanna d’Arco, l’eroina dell’assedio di Orleans da parte degli Inglesi.
L’ultima tappa del pellegrinaggio ha toccato l’abbazia di Saint-Benoît-sur-Loire, anch’essa testimone della più pura fede cristiana. La sua architettura cluniacense presenta una sequenza di archi, che permettono alla luce di penetrare generosamente entro le navate. Il complesso fu edificato circa un secolo prima di Chartres. Abbiamo assistito alla Messa Gregoriana di mezzogiorno. Ci ha emozionato il contrasto tra i monaci vestiti di bianco e gli altri in nero; così come il loro incedere lento e solenne.
Anche qui, come lo scorso anno a Solesmes, si è ascoltato il canto gregoriano e la sua vocalità; un salmodiare legato ai sacri testi, che allarga verso l’infinito il ritmo della preghiera. In quei momenti ci siamo sentiti attratti verso l’Eterno.

* * *
Emozione a Chartres per la discesa a lume di candela nell’antica cripta della Cattedrale
Avevamo viaggiato tutto il giorno quel mercoledì 17 agosto. Partiti all’alba dalla piazza del mercato di Borgo Vecchio, fatte le giuste e previste soste, eccoci in albergo a Chartres per la cena e per l’attesa uscita serale. E la meta altro non può essere se non la grandiosa Cattedrale gotica dedicata alla Vergine Maria, splendidamente interessata da un gioco esterno di luci policrome. Per noi, con guida francese, è preparato tuttavia un percorso interno, emozionante, al solo lume delle candele, un viaggio di fede a ritroso nei secoli con la discesa nella cripta detta “crypte Saint-Fulbert”, dell’XI secolo, esterna rispetto a quella più antica, del IX secolo, che si trova sotto il coro, il caveau Saint-Lubin.
Quando si entra in un luogo consacrato ci si dispone mentalmente alla preghiera, al silenzio interiore, ma talvolta qualche pensiero attinente il quotidiano, nonostante tutto, fa capolino. Ma nel cammino percorso, con luce tremolante, di quella che con i suoi 230 metri di lunghezza e i 5-6 di larghezza è la più grande cripta di Francia, seconda solo a San Pietro e a Canterbury, non c’è posto per la mondanità. Partiti dall’estremità della galleria nord, sotto volte a crociera, con tracce ai muri di antichi affreschi, arrivati alla cappella di Notre- Dame Sous-Terre, probabilmente il più antico santuario mariano del mondo, ci troviamo riuniti sotto una riproduzione recente della statua di un’antica Madonna, il cui originale era stato bruciato nel 1793 dai rivoluzionari. E il cammino prosegue con la galleria che, diventata semicircolare sotto l’abside, si apre poi su tre profonde cappelle romaniche, inquadrata da quattro più piccole cappelle gotiche del XIII secolo. Più avanti sostiamo accanto al grandioso pozzo, detto “des Saints-Forts”, profondo ben 33 metri, costruito su una base quadrata gallo-romana, la cui acqua nel Medioevo era famosa per possedere virtù miracolose.
Si scende e poi si risale finché ci si trova nella cattedrale immersa nel silenzio della notte a cercare una soluzione al labirinto circolare, ricco di simbologia, che intravediamo sul pavimento. L’indomani alla luce del giorno cercheremo di capirne il profondo significato.
Ora, salutata la Vergine, regina di questa sua antica dimora, è tempo di rientrare per il giusto riposo.
prof.ssa Patrizia Meumann Porcellana

Estate: tempo di Svago e
di distensione (foto S.Zatta)

NEL VENTO
Queste nubi bianche
sfioccate
in corsa a divorare
luna e stelle
mi fanno
un po’ paura.
Signore,
come le guerre
che ci accerchiano
ogni giorno
come la tua
immensa potenza
nel vento.
(18-7-2016 - Rosella Barantani)