02/06/10

EVOLUZIONISMO E NUOVI ATEI (2009)

Un nuovo ateismo?
C’è un ateismo che può dirsi nuovo? Così sembrerebbe dopo la fase della cosiddetta indifferenza religiosa, clima che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Pare infatti si sia affacciato sulla scena, almeno qui in Occidente, un fenomeno marcatamente antireligioso che, attraverso un mercato di produzione letteraria, rivelato molto prospero, cerca di liquidare con argomenti per niente nuovi le varie fedi religiose, nonché di dimostrarne la loro intrinseca scelleratezza, origine di tutti i mali dell’umanità.
Questo scagliarsi contro Dio e le religioni, confondendo i vari integralismi e fondamentalismi con l’autentica fede ed escludendo ogni volontà di dialogo, mostra tutta la debolezza del loro impianto accusatorio.

L’ipotesi di Dio
Una tesi che accomuna questi autori è negare l’esistenza di Dio perché Dio è una ipotesi che non si può provare attraverso il metodo scientifico. C’è qui una evidente polemica con il creazionismo fondamentalista e con la sua versione più raffinata, la cosiddetta teoria del “disegno intelligente”, elaborata negli Stati Uniti verso la fine degli anni ’80 da parte di ambienti evangelici conservatori e presenta come una ipotesi scientifica da contrapporre a quella evoluzionista di Darwin.


Osserviamo che se i “nuovi atei” enfatizzano la scienza al punto da considerarla l’unica sorgente della verità, i teorici del “disegno intelligente” finiscono per cadere nel medesimo errore, quello di pretendere di rilevare o meno l’esistenza di Dio a partire da categorie scientifiche.
L’idea del disegno intelligente potrà, certo, essere presentata come una – legittima ed eventualmente discutibile – posizione filosofica o religiosa, ma non appare dotata della corroborazione empirica necessaria per definirla come teoria scientifica. Ma come ben argomenta John F. Haught nel suo libro intitolato “Dio e il nuovo ateismo”, Dio non è affatto una ipotesi scientifica da dimostrare. La teologia sostiene che non si può pensare il mistero di Dio come una ipotesi, lo si ridurrebbe “ad una causa scientifica finita, e rendere oggetto di culto qualcosa di finito corrisponde all’idolatria”.
Non avendo voluto prendere in considerazione le importanti acquisizioni della riflessione teologica del secolo scorso, costoro hanno finito per demolire una divinità a cui nessuno più crede da tempo. Inoltre è da notare come ai nuovi atei occorra una grande fede per sostenere che ogni conoscenza si raggiunge solo tramite i metodi della ricerca scientifica poiché a supporto di ciò non forniscono alcuna prova.

Evoluzionismo e fede cristiana
Ogni polemica antireligiosa nata per contrastare posizioni antievoluzioniste non trova più, al giorno d’oggi, alcun valido motivo. Le resistenze e le tensioni esercitate in passato dai credenti nei confronti della teoria evoluzionistica che ha avuto in Darwin l’interprete più determinante, sono ormai superate da tempo. Oggi la riflessione teologica ha acquisito la consapevolezza che l’azione creatrice di Dio non si pone sullo stesso piano dell’evoluzione dell’universo né vi si inserisce per modificarne la traiettoria ma bensì ne costituisce il costante fondamento che permette alla creazione di esistere e svilupparsi. Ma non si tratta di un’idea nuova.
A suo tempo Tommaso d’Aquino aveva sostenuto che le creature esistono in quanto sono in continua relazione con Dio. La tesi tomista, oggi pienamente recuperata, afferma, infatti, che l’esistenza dell’universo dipende da Dio e che tale dipendenza permane attraverso i tempi.
A coloro che negano Dio perché se esistesse avrebbe dovuto creare un mondo perfetto, senza la fatica della lotta, senza errori e senza sofferenze, Haught risponde che un mondo perfetto non darebbe spazio a nessuna libertà e creatività. E aggiunge “Qualsiasi ultimo dettaglio sarebbe congelato nella posizione destinatagli sin dall’inizio; gli esseri umani sarebbero burattini e statue”.
Certo un universo imperfetto è aperto all’imperversare del male ed anche a trasformazioni dagli esiti sorprendenti. L’evoluzione così intesa è la storia dell’emergere graduale dal caos verso modi di essere più complessi. A questa avventura – la creazione continua dell’universo – le creature sono invitate a parteciparvi creativamente e responsabilmente. Il Dio cristiano non è uno che vive separato in uno splendido isolamento ma un Dio Amore che si è svelato “umilmente e nascostamente ai membri della nostra specie” e fatto presente in Gesù Cristo. “L’invito benevolo a condividere la creazione dell’universo è coerente con la convinzione cristiana basilare che il fondamento dell’universo e della nostra vita è la generosità di Dio, amorevole, vulnerabile, indifesa e che svuota se stessa”.

Renza Guglielmetti
(da “Foglio di collegamento” n. 2-2009)